Pescherecci in mare due giorni: «Abbiamo bisogno di lavorare»

11 Giugno 2022

La marineria, ferma da tre settimane, riprende l’attività ma gli aiuti del Governo non arrivano Scordella (Associazione Armatori): «Continuiamo a fare debiti, anche per pagare il carburante»

PESCARA. I pescherecci tornano in mare. Domani sera lasceranno il porto e rientreranno lunedì sera per stare fermi martedì, dopodiché proveranno ad uscire nuovamente durante la settimana. Anche se il programma di lavoro è tutto da scrivere, per ora rientra la protesta contro il caro gasolio esplosa a livello nazionale le scorse settimane durante un vertice di tutte le marinerie (o quasi) che si è svolto qui a Pescara. Nessuno sa cosa accadrà nei prossimi giorni perché non ci sono stati fatti nuovi da quando è cominciato lo stop della pesca, il 22 maggio. E il gasolio costa sempre di più. Ma quella di Pescara è rimasta una delle poche marinerie che non è tornata sui propri passi: ha deciso di fermarsi, lo ha fatto in blocco ed è rimasta senza lavorare per tre settimane. «Abbiamo fatto il massimo, fino ad oggi. Ma ora siamo rimasti soli perché nell’alto Adriatico e nel Tirreno stanno già andando il mare, per cui loro pescato viene venduto a prezzi alti. Noi, invece, siamo fermi e siamo in difficoltà, non guadagniamo. Ora che torniamo in mare, con il nostro pescato il prezzo scenderà. Questo ci costringerà a fermarci di nuovo». È l’analisi di Francesco Scordella, presidente dell’associazione Armatori Pescara che in queste settimane ha fatto di tutto per cercare di tenere unite le marinerie della penisola e per ottenere un aiuto dal Governo, ma da questo punto di vista lo sconforto è enorme.
«Dovete scrivere che il Governo non ci aiuta, che ci hanno abbandonato. Noi torniamo in mare per accumulare debiti. Anzi, dobbiamo vedere se ci venderanno il gasolio, il cui prezzo è arrivato a 1,27 euro al litro, e se avremo abbastanza imbarcati, perché non ce ne sono più. Roma? Non ci ha assicurato niente. E anche se ci avessero garantito altri aiuti, siamo ancora in attesa dei fondi per il fermo pesca dell’anno scorso», dice sempre Scordella. «L’unica misura che abbiamo ottenuto è il credito di imposta, per il primo trimestre dell’anno, ma molte barche hanno lavorato poco per cui non avranno benefici». E le speranze di queste ore sono riposte nelle iniziative messe in campo dal presidente della commissione Finanze del Senato, Luciano D’Alfonso, che si è attivato presso il ministero per chiedere misure di sostegno in favore della categoria, a partire dalla riduzione del prezzo del gasolio. «Abbiamo chiesto il fermo facoltativo anticipato, ma non ci sarà concesso: da questo punto di vista andiamo contro un muro di gomma», conclude Scordella.
«Siamo curiosi di vedere se riusciremo a coprire le spese», dice Lucio Di Giovanni, un armatore. «L’unico modo per fronteggiare la crisi è portare a terra meno prodotto, perché così si alza il prezzo», e in questi giorni è stato possibile perché non tutti hanno lavorato, molte marinerie hanno aderito allo stop. «Stare fermi comincia ad essere pesante, visto che siamo alla terza settimana. C’è chi è favorevole al ritorno in mare, chi lo è meno, si avverte molta confusione». Obiettivi importanti non sono stati ancora raggiunti: «Abbiamo avuto delle promesse, qualcuno si è impegnato a trovare soluzioni. Ma qui le bollette continuano ad arrivare ugualmente. L’ideale sarebbe muoversi come hanno fatto in Francia e Spagna, dove il gasolio viene pagato 70 centesimi al litro, tra riduzioni e contributi. Qui ci hanno concesso gli sgravi, ma vanno prorogati e ampliati. E comunque dobbiamo essere bravi a valorizzare il nostro pescato, anche se la grande distribuzione non tratta prodotti nostrani», fa notare sempre Di Giovanni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA