Pestaggio di un buttafuori: arrestati quattro ex pugili

17 Novembre 2019

Aggressione davanti a un locale di via Battisti, in cella anche ex campione italiano

PESCARA. Una parola mal interpretata o uno sguardo ambiguo, forse sommato a un qualche vecchio conto in sospeso. Qualunque sia stata la ragione, è bastato un nonnulla a scatenare una rissa lampo, veloce quanto cruenta, nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre: ad avere la peggio è stato un buttafuori del Grun di via Battisti, un 45enne di origine albanese, riempire di botte da quattro ex pugili rom. Gli autori dell’aggressione sono stati arrestati giovedì dalla squadra mobile della polizia diretta da Dante Cosentino, che ieri mattina in questura ha illustrato i dettagli della vicenda insieme al vice Mauro Sablone.
Nel carcere di San Donato sono finiti quattro pescaresi: Nicola Di Rocco (30 anni), residente a Montesilvano, con precedenti per armi, rapina, lesioni e reati contro il patrimonio; Arcangelo Spinelli (37) che in passato ha avuto guai per droga, usura ed estorsione; Antonio Spinelli (33), con precedenti per lesioni personali e reati contro il patrimonio; è invece ai domiciliari Enrico Di Rocco (34) perché, a differenza degli altri tre, è incensurato. L’accusa per tutti è di concorso in lesioni personali aggravate.
Tutto è successo nel giro di un attimo, poco prima delle due di notte del primo settembre. Una comitiva di una decina di persona, tutti più o meno alticci secondo le testimonianze raccolte dalla polizia, si presenta all’ingresso del Grun. Vogliono entrare a bere qualcosa, ma i due addetti alla sicurezza che presidiano la porta gli fanno presente che stanno per chiudere. Tra l’altro nello stesso locale, lo scorso 26 maggio, era successo qualcosa di simile, quando il gestore era stato aggredito da un gruppo di rom. I Di Rocco e gli Spinelli insistono, e allora il gestore cerca di risolverla alla buona: possono entrare per un bicchiere della staffa e via.
Così il gruppo inizia a sfilare attraverso l’ingresso, apparentemente con calma. Qualcuno è già dentro il Grun, quando all’improvviso scoppia la scintilla, mentre passa l’ultimo della fila. Il buttafuori albanese e uno dei rom si guardano negli occhi giusto un momento, come si vede nelle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Non è chiaro se si dicano qualcosa o meno: eventualmente, hanno il tempo di dirsi sì e no mezza parola, perché subito parte il primo cazzotto. Scoppia la rissa che vede intervenire decisi altri tre della comitiva: in meno di un minuto volano botte da orbi. È il panico tra i passanti e gli ultimi avventori che stanno consumando all’esterno del locale.
Partono pugni e spintoni. Soprattutto pugni di quelli assestati bene, perché i rom, chi più chi meno, hanno fatto tutti pugilato a buon livello. Anche con ottimi risultati, visto che Nicola Di Rocco ha in bacheca un titolo di campione italiano. Il buttafuori albanese casca, si rialza, oppone resistenza e prova a reagire. Anche il secondo buttafuori le prende, ma in seguito preferisce non farsi refertare. L’albanese invece in ospedale ci va a più riprese: oltre a trauma cranico facciale ed ematomi alle braccia e al torace, gli viene diagnosticata una frattura a un dito, che il 26 settembre lo costringe a sottoporsi a un intervento chirurgico completato il 25 ottobre. Alla fine le lesioni causano almeno 55 giorni di prognosi.
Gli è quindo costata cara quella rissa da un lato all’altro di via Battisti: finisce quando prende gli ultimi pugni, casca e riesce a riparare all’interno del locale. A quel punto i rom boxeur si dileguano prima dell’arrivo della polizia, che però subito raccoglie le prime testimonianze.
La seconda sezione della squadra mobile si mette al lavoro: incrocia i video con le testimonianze e, tra le foto dei sospettati mostrate, bene o male tutti riconoscono i due Di Rocco e i due Spinelli (che tra di loro non hanno legami di parentela stretta).
«Importante è stata la collaborazione con gli esercenti e con le vittime dell’aggressione», sottolineato Costantino, «che hanno aggiunto elementi importanti all’attività investigativa: quando si collabora con tutti si arriva più facilmente a risultati positivi».
Il sostituto procuratore Andrea Papalia, titolare delle indagini, ha chiesto e ottenuto dal gip Nicola Colantonio misure cautelari per tutti i quattro: la mattina del 14 novembre i quattro accusati erano tutti nelle proprie abitazioni.
Nell’ordinanza il gip giustifica la necessità della custodia cautelare sia con i precedenti penali dei tre sia con la ferocia mostrata da tutti, ritenuti «soggetti privi di autocontrollo e senza freni inibitori: capaci di indirizzare i propri impulsi violenti con assoluta ferocia anche nei confronti di un soggetto esanime e sanguinante a terra», e mette in relazione l’attività pugilistica con la capacità «di arrecare danni micidiali alle vittime».
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