Pestaggio fascista, scatta l’obbligo di dimora
I due giovani indagati per l’aggressione all’esterno del circolo Scumm non possono uscire di notte
PESCARA. Obbligo di dimora nei comuni di residenza e divieto di allontanarsi da casa dalle 20.30 fino alle 8. Questa la misura cautelare adottata nei confronti dei due presunti responsabili dell’aggressione avvenuta la notte tra il 20 e il 21 maggio in via delle Caserme, davanti al circolo Arci Scumm. Un 39enne di Pescara, A.B., dipendente del consiglio regionale, e un 28enne di Giulianova che lavora a Pescara come fonico, L.D.F., sono stati picchiati da due giovani che si sono presentati come fascisti.
Gli autori del pestaggio sarebbero L.D.F., 25enne pescarese, difeso dall’avvocato Luigi Antonangeli, e V.P.P., 24enne di Silvi, difeso dall’avvocato Antonino Orsatti, indagati per il reato di lesioni personali gravi in concorso.
Entrambi gli aggressori, per il personale della Digos che si è occupato del caso, appartengono all’area di estrema destra e ci sarebbero proprio delle questioni ideologiche alla base della violenza di quella notte. A conferma di questa tesi, nel corso di una perquisizione effettuata alla fine di maggio nelle abitazioni dei due, la Digos, diretta da Leila Di Giulio, ha trovato dei libri su Hitler, sui lager nazisti e su Mussolini e in un’auto ha scovato una mazza. Tra l’altro sarebbe stato acquisito anche un computer, il cui contenuto è da esaminare.
La ricostruzione dell’accaduto era stata fornita al Centro da una delle vittime, A.B., che si trovava con l’amico all’esterno dello Scumm, il locale vietato a “sessisti, omofobi e razzisti”, come scritto su un cartello. Uno degli aggressori si sarebbe presentato ad A.B. e all’amico come “razzista”: sentendosi rispondere “E quindi?” la coppia si sarebbe infervorata e sarebbe scattata l’aggressione, a seguito della quale per una delle vittime, L.D.F., è stato necessario un intervento, dopo il ricovero in ospedale. Prima di allontanarsi i due avrebbero fatto il saluto fascista. E poco prima, mentre si trovavano nel bar, avrebbero chiesto da bere specificando di essere fascisti. Per questo sarebbero stati invitati ad uscire.
La Digos, che continua ad indagare, ha esaminato le riprese delle telecamere della zona e ascoltato i testimoni, arrivando ai due indagati che ora attendono di essere interrogati. Uno dei due, L.D.F., ha già fornito la sua versione dei fatti e la ricostruzione non coincide con quella degli investigatori, anzi sostiene di essere intervenuto durante una discussione e lo avrebbe fatto per difendere la fidanzata che stava fumando all’esterno del circolo. Avrebbe spinto qualcuno e sarebbe lui stesso caduto a terra.
Commentando la decisione del giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea, il sindaco Marco Alessandrini dice che «sarà da monito per quanti sono convinti che per affermare le proprie idee serva la violenza. Le regole ci sono e vanno rispettate», aggiunge. «Non mi piace una città dove si pestano le persone inneggiando al fascismo» né il ritorno alle «atmosfere degli anni 70. Abbiamo bisogno di essere inclusivi, di dare esempi positivi di accoglienza, perché la diversità è ricchezza», conclude il sindaco. (f.bu.)
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