Piattaforme come case «Paghino Imu e Ici»

PESCARA. Anche le piattaforme petrolifere devono essere accatastate e pagare Ici e Imu come un qualsiasi appartamento di città. È il principio che ha mosso i finanzieri del Nucleo tributario di...
PESCARA. Anche le piattaforme petrolifere devono essere accatastate e pagare Ici e Imu come un qualsiasi appartamento di città. È il principio che ha mosso i finanzieri del Nucleo tributario di Ragusa a presentare un verbale da 30 milioni (sanzioni comprese) alle società Edison e Eni per le imposte immobiliari relative al Campo Vega, la più grande piattaforma petrolifera offshore italiana. Lo riferisce un servizio pubblicato ieri dal quotidiano La Repubblica a firma di Marco Mathieu e Fabio Tonacci. La superficie sulla quale sono state calcolate le imposte sono quelle della piattaforma estrattiva, della nave con boa che funge da deposito, e delle condotte di collegamento. La mossa dei finanzieri siciliani è di particolare interesse perché potrebbe costituire un precedente, spiegano gli autori del servizio, per gli oltre 100 impianti estrattivi presente nei nostri mari, con un potenziale incasso per lo Stato di circa due miliardi tra imposte, interessi e sanzioni. Al momento le due società non commentano, ma ricordano la giurisprudenza favorevole alle loro posizioni.
In questa storia, raccontano Mathieu e Tonacci, l’Abruzzo ha un ruolo particolare perché fu il comune di Pineto nel 1999 il primo a esigere il pagamento dell’Ici da parte dell’Eni per l’equivalente in lire di 17 milioni di euro, riferiti alle imposte dal 1993 al 1998. Il Comune però non riuscì a farsi pagare perché «la commissione tributaria provinciale di Teramo prima (2001) e quella della Regione Abruzzo poi (2003) diedero ragione all’Eni».
La Cassazione nel 2005 riconobbe però il potere impositivo dei Comuni, spingendo molti enti locali, tra cui Termoli, a chiedere risarcimenti milionari.
Di nuovo la commissione tributaria dell’Abruzzo nel 2009 diede ragione all’Eni ritenendo gli impianti non accatastabili perché, scrive la Repubblica, «mancavano i riferimenti geografici per individuare le unità immobiliari».

