Piazza Muzii, la rivolta dei locali: ci fanno chiudere, la folla è altrove

Una quarantina di esercenti prepara il ricorso al Tar contro le ordinanze del Comune sugli orari «Stanno cercando di spostare la movida, ma abbiamo il diritto di lavorare tutti allo stesso modo»
PESCARA. Stanchi di essere considerati esercenti di serie B. Di essere stati declassati da fiore all’occhiello della città a un problema da debellare. La misura è colma per i titolari dei locali del food and beverage di piazza Muzii e vie limitrofe.
Una quarantina di attività della zona si sono unite e insieme hanno deciso di presentare un ricorso al Tar contro le ordinanze che dallo scorso giugno regolamentano la vita notturna pescarese. I provvedimenti, uno dopo l’altro, hanno praticamente sempre, con qualche eccezione nel pieno della stagione estiva, imposto orari più rigidi a ristoranti, pizzerie e cocktail bar del distretto centrale rispetto alle medesime attività di altre zone di Pescara. Ed è proprio questa doppia velocità che tira il freno agli esercizi del centro, a non andare giù ai gestori, ancor più amareggiati dalle scene immortalate nei giorni scorsi in via delle Caserme, a Pescara vecchia, (dove i locali possono stare aperti tutte le sere fino all'una e mezzo), invasa da fiumi di ragazzi assembrati, senza distanziamento, mentre in piazza Muzii le serrande durante la settimana devono abbassarsi a mezzanotte.
Il ricorso al Tribunale amministrativo regionale ha l’obiettivo «di contestare la legittimità delle ordinanze emesse negli ultimi mesi», spiega l’avvocato Andrea Lucchi. «La sensazione è che si sia utilizzata la pandemia come scusa. Il ricorso», anticipa il legale, «avrà anche come oggetto i danni che gli esercenti subiscono per la limitazione della loro libertà di iniziativa economica». Sulla zona pesa l’indagine fonometrica condotta dall’Arta che evidenzia lo sforamento in diverse fasce orarie dei decibel. Alcuni superamenti sono stati registrati al di fuori dell’orario di apertura dei locali.
«Il disegno politico è chiaro», dice senza mezzi termini Pierluigi Pasetti, titolare di diversi locali nel distretto centrale. «Vogliono smontare la bellezza di piazza Muzii a favore di altre zone della città, visto che c’è un’ordinanza sindacale iniqua che ci penalizza. Stanno cercando di spostare la movida altrove. Se la polemica vuole essere strumentale, le soluzioni non si troveranno mai. Se invece si vuole collaborare le soluzioni ci sono, come sgomberare la piazza dopo la chiusura dei locali», specifica Pasetti, «chiedere ad Ambiente Spa di ritardare il più possibile la raccolta del vetro o ancora montare tende fonoassorbenti. Il fatto che i rumori siano dopo la nostra chiusura impone di rivedere le ordinanze». «Siamo una quarantina di attività, con in media 4-5 dipendenti che spesso siamo costretti a lasciare a casa, per mancanza di movimento», commenta il gestore Filippo De Bonis. «È assurdo che ci abbiano perimetrato in questo modo. Basta girare l’angolo su via Regina Margherita o in piazza Salotto per non avere alcuna regola». «È dal 2016 che subiamo. Abbiamo sempre dato lustro alla città. Abbiamo il diritto di lavorare tutti allo stesso modo», aggiunge l'esercente Sara Di Blasio.

