Pineta devastata dall’incendio La procura: nuovi accertamenti

Dinamica e cause del fuoco: gli inquirenti chiedono l’incidente probatorio e la proroga delle indagini Sotto inchiesta, oltre al sindaco Carlo Masci, Nicola Aquilanti (Rfi), Pietro Ferrone e Fabio Canonico
PESCARA. Nell’inchiesta sul disastro provocato dall’incendio che il primo agosto dello scorso anno distrusse parte della riserva naturale della Pineta Dannunziana, che vede indagate quattro persone fra cui il sindaco di Pescara, Carlo Masci, la procura decide un ulteriore accertamento per stabilire le cause di quell’incendio. E, nel chiedere al Gip la proroga delle indagini, avanza anche una dettagliata richiesta di incidente probatorio a perizia tecnica, «per accertare dinamica e cause dell’incendio che ha coinvolto la Pineta Dannunziana», elencando una serie di quesiti cui l'esperto dovrà rispondere.
Il perito «provveda a ricostruire», scrivono nella richiesta il procuratore Giuseppe Bellelli e il sostituto Anna Benigni che sono titolari del fascicolo, «la causa e la dinamica dell'incendio, evidenziandone l’origine e precisando quali elementi oggettivi possano fondare la responsabilità degli indagati (o di eventuali altri soggetti) nella causazione dell’evento; accerti in particolare la riconducibilità dell’incendio ad incurie nella manutenzione del tratto ferroviario posto in prossimità della Pineta Dannunziana e se il suo propagarsi (e qui la parte che interessa il sindaco Masci ndr) possa essere causalmente collegato alla mancata adozione di misure antincendio da parte dell’ente gestore della Pineta; individui, alla luce dell’esito degli accertamenti eseguiti e sulla base della documentazione acquisita in atti, i soggetti responsabili con riguardo ad eventuali profili di colpa, generica e/o specifica, rilevati».
Insomma, uno scrupolo investigativo di cui si era peraltro già parlato quando venne notificato l’avviso di garanzia al sindaco, che si aggiungeva a quelli notificati al responsabile della direzione infrastrutture di Ancona di Rfi, Nicola Aquilanti; a Pietro Ferrone quale amministratore della Ferrone Pietro & C. srl, la ditta che effettuò per conto di Rfi i lavori di manutenzione nel tratto incriminato; e a Fabio Canonico (inserito soltanto in seguito) quale direttore dei lavori, tecnico che avrebbe dovuto verificare la corretta esecuzione degli stessi.
Dalle indagini svolte dai carabinieri forestali, infatti, risultò che, una volta ripulito il tratto ferroviario dalle sterpaglie, queste sarebbero state lasciate sul posto. Così quella scintilla partita dal sistema frenante del treno Lecce-Varano avrebbe trovato terreno ideale per innescare le fiamme che poi si propagarono fino alla Pineta, distruggendo 37 ettari di terreno della riserva naturale, causando un danno ambientale di enormi proporzioni.
E qui si inserisce, stando alle accuse di incendio boschivo contestate dalla procura a tutti gli indagati (Canonico deve invece rispondere anche di falso in relazione ad un verbale nel quale dichiarava di essersi recato a Pescara per verificare la corretta esecuzione dei lavori di ripulitura del tratto ferroviario, mentre la polizia giudiziaria avrebbe accertato che in quel giorno si trovava altrove), la figura del sindaco Carlo Masci (difeso dall'avvocato Augusto La Morgia) che, quale autorità comunale di Protezione civile, «non predisponeva le specifiche misure, ovvero l’installazione di sistema di sorveglianza e - nonostante il centro funzionale dell’Abruzzo il 31 luglio 2021 avesse indicato per la provincia di Pescara una suscettività all’innesco di rischio alto - il pattugliamento anti incendio boschivo nonché l’ordinanza volta a prevenire il rischio di incendio boschivo, misure tutte volte ad evitare l'innesco di incendi nella Pineta Dannunziana, area indicata ad alto rischio boschivo nel Piano Comunale di protezione civile». E adesso, prima di chiudere l'inchiesta, la procura vuole fare questo ulteriore accertamento affidandosi a un tecnico esperto della materia, per avere conferme delle accuse mosse ai quattro indagati.

