Piscina negata per debiti: alle Naiadi arriva la polizia

Genitori inviperiti dopo il divieto a due società morose a usare il Palapallanuoto Il Club Acquatico paga e rientra, Pescara Pallanuoto ancora no. A rischio i play off
PESCARA. Genitori sul piede di guerra, e atlete che rischiano di andare a giocarsi i play off per l’accesso in A ad Avezzano, dopo il divieto dell’amministratore unico delle Naiadi (Progetto Sport gestione impianti srl) a utilizzare le piscine del PalaPallanuoto. Il motivo, l’inadempienza economica di due delle quattro società che utilizzano l’impianto, vale a dire il club Acquatico e Pescara Pallanuoto. Entrambe morose ed entrambe sorde, dice la società che gestisce l’impianto, ai ripetuti solleciti di pagamento al punto da indurre l’amministratore unico Lamberto Calore, come denuncia il genitore Stefano Grossi, «a impedire fisicamente per mezzo del suo personale l’ingresso di mio figlio e degli altri ragazzi per l’attività sportiva regolarmente sostenuta». Il risultato, dopo che il club Acquatico si è giocato anche la carta della polizia, facendo intervenire gli agenti alle Naiadi per contestare il divieto a cui sono stati sottoposti decine di bambini, dopo riunioni e incontri con i genitori e dopo accordi e impegni con il Progetto sport gestione impianti che gestisce le Naiadi, è stato che da ieri gli atleti del Club Acquatico sono tornati in acqua. Ma restano ancora fuori gli iscritti, molto più numerosi, della Pescara Pallanuoto che per questo, ieri, dopo aver saltato gli allenamenti di venerdì, hanno dovuto rimandare la partita delle giovanili under 15. Ma fino a quando?
Luke Morini, responsabile sportivo dell’impianto, risponde così: «Delle quattro società che insieme raccolgono 450 atleti che frequentano il PalaPallanuoto, Club Acquatico e Pescara pallanuoto non hanno pagato, sono insolventi da mesi e non si poteva andare avanti così, anche nel rispetto di chi paga. Anche se hanno messo in mezzo genitori e bambini, e non è stato bello, la situazione per il Club acquatico è stata risolta proprio oggi verso mezzogiorno (ieri ndr), perché l’amministratore ha pagato. Ma Pescara Pallanuoto non entra finchè non si mette in regola, deve dare un sacco di soldi anche perché ha un numero maggiore di atleti e più spazi acqua. Ma sapevano dall’inizio quanto andavano a pagare. Non è che il 2 giugno abbiamo affisso quel divieto di punto in bianco, ma dopo innumerevoli raccomandate di sollecito. È chiaro che se Pescara Pallanuoto non si mette in regola,rischia di andare a giocarsi i play off femminili per la A ad Avezzano. Dipende solo da loro. Il loro presidente dovrà riunirsi con l’amministratore unico e risolvere il problema amminitsativo che si è creato, ma parliamo di tanti arretrati».
Spiega il vice presidente di Pescara Pallanuoto Roberto De Vincentiis: «Se ancora non abbiamo risolto la questione è perché il nostro presidente è fuori per motivi personali, ma lunedì ci si incontrerà con la volontà, da entrambe le parti, di risolvere il problema. Capisco la rabbia dei genitori, abbiamo circa 200 atleti paganti tra le varie categorie, ma faremo una riunione e gli daremo ampie spiegazioni per dimostrare che i soldi incassati non sono stati sperperati. Anzi, noi soci, siamo cinque, stiamo facendo sforzi incredibili per portare avanti una società che si propone di portare in alto la pallanuoto pescarese, purtroppo viviamo anche di promesse non mantenute da parte degli sponsor. Solo in corso d’opera abbiamo riscontrato che la cifra che facciamo pagare ai nostri atleti non è congrua rispetto alle spese, perché fare questo tipo di attività costa tanto, Per dare un’idea: una corsia della piscina costa 180 euro al giorno. E noi spendiamo al mese, solo di acqua, dunque di piscina, diecimila euro, a cui bisogna aggiungere i costi per le partite, per il personale e gli allenatori, che con un po’ di difficoltà stiamo pagando. Ma il problema sarà risolto lunedì, non tanto per i play off, anche se non abbiamo mai pensato di andare ad Avezzano, quanto per i bambini che venerdì non sono potuti entrare in acqua. Da lunedì potranno farlo e recupereranno la lezione». (s.d.l.)
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