Pittore ucciso dal vicino, gli spara mentre va in chiesa

Francesco De Grandis, 72 anni, colpito cinque volte alla schiena: l’agguato sotto casa Arrestato l’assassino: è Amleto Petrosemolo, da tempo soffriva di manie di persecuzione
LANCIANO . Freddato in strada con cinque colpi di pistola, a 50 metri dalla sua abitazione. Per l’omicidio di Francesco De Florio De Grandis, 72 anni, di Lanciano, pensionato ed ex imbianchino con la passione della pittura e della musica, i carabinieri della compagnia frentana fermano a stretto giro un vicino di casa della vittima: Amleto Petrosemolo, 71 anni, commerciante in pensione e istruttore di tiro a segno, confessa il delitto e in serata viene portato nel carcere di Lanciano.
SPARI IN STRADA
Alle 7.50, una soleggiata domenica di febbraio volge in tragedia. Francesco De Florio De Grandis, “Ciccillo” come lo chiamavano tutti a Lanciano, città in cui era molto conosciuto, è appena uscito dalla sua abitazione in via Cipollone 16, nel quartiere Santa Rita. Come è solito fare la domenica mattina, è diretto in centro, con l’autobus, per andare a messa nella cattedrale della Madonna del Ponte. Percorre appena una cinquantina di metri camminando a bordo strada, quando viene raggiunto dai primi colpi alla schiena. È probabile che il vicino di casa, Petrosemolo, lo abbia visto uscire e l’abbia seguito subito dopo. Da una distanza di circa dieci metri l’uomo inizia a scaricargli addosso quasi l’intero caricatore di una Beretta calibro 9. Tredici sono i colpi esplosi, come i bossoli che restano sull’asfalto e vengono ritrovati dai militari della scientifica, cinque quelli che vanno a segno uccidendo De Grandis. Quando i soccorsi arrivano sul posto, il pittore è riverso a terra, a faccia in giù. I carabinieri di Lanciano, agli ordini del tenente colonnello Vincenzo Orlando e del tenente Giuseppe Nestola, a capo del Norm, cinturano via Cipollone e iniziano le indagini.
OMICIDA IN FUGA
Gli spari in strada vengono avvertiti chiaramente dai residenti, che si affacciano alle finestre e sui balconi. Qualcuno vede addirittura l’omicida sparare gli ultimi colpi contro l’ex imbianchino, che dà le spalle all’assassino. C’è chi riconosce il volto di un altro residente del quartiere, il dirimpettaio della vittima. Dopo aver lasciato a terra De Grandis, l’assassino si dà alla fuga tornando indietro su via Cipollone. Inforca via D’Annunzio, dove c’è il comando della stazione carabinieri forestali. Qui si disfa della pistola usata contro il 72enne e di un’altra arma. Le lascia dentro un borsello che poi appende alla recinzione della caserma. A seguito di una segnalazione al 113, le ritroverà la polizia. Poi l’assassino prosegue fino all’abitazione di un’amica, in via Spataro. Alla donna racconta quanto accaduto. È lei a segnalare alle forze dell’ordine la presenza dell’omicida a casa sua. Quando Petrosemolo esce fuori dal palazzo, forse per costituirsi, i carabinieri sono lì per arrestarlo.
IL MOVENTE DEL DELITTO
Sarebbe legato a disturbi psicologici dell’indagato il movente del delitto, che ha lasciato il quartiere e l’intera città sgomenti. «Forse hanno sbagliato persona o Ciccillo si è trovato lì per sbaglio», sono i primi commenti dei residenti. Pare invece che Petrosemolo, che in passato aveva un negozio di elettrodomestici e riparazione tv in piazza Plebiscito, negli ultimi tempi soffrisse di manie persecutorie e fosse convinto che De Grandis parlasse male di lui. Sul posto a coordinare le indagini arriva il sostituto procuratore Serena Rossi con il colonnello Alceo Greco, comandante provinciale dei carabinieri di Chieti. Nel giro di un’ora il caso è risolto. Per l’arrestato, interrogato nel pomeriggio dal pubblico ministero, scatta il fermo di indiziato di delitto, con l’ipotesi della premeditazione. Petrosemolo, su cui pesano già gravi indizi di colpevolezza, ammette le proprie responsabilità e in serata viene trasferito nel carcere di Villa Stanazzo. La Procura dispone l’autopsia sulla salma del pittore, nel frattempo portata a Chieti, dove in settimana il medico legale Cristian D’Ovidio – che ha già eseguito la ricognizione cadaverica – effettuerà l’esame. Francesco De Florio De Grandis lascia la moglie Licia e i figli Franco, Carmine e Roberto.
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