«Politici e famiglie, siete irresponsabili»

Don Pagniello: «Cavalcare l’onda dell’intolleranza non serve a nessuno e i cristiani potrebbero fare di più per i profughi»
PESCARA. «Non ho problemi a dirlo: le famiglie cristiane potrebbero fare di più per aiutare gli stranieri e favorire l'accoglienza degli immigrati. Ma oggi il clima è esasperato perché una certa politica, da irresponsabile, sta cavalcando l'onda della paura. A tutto questo si aggiunge la cattiva comunicazione, con quelle frasi urlate alla pancia della gente che si sentono in tv a tutte le ore del giorno e che sicuramente non agevolano la comprensione del fenomeno». Con queste parole don Marco Pagniello, direttore della Caritas e vicario episcopale per la Carità dell'arcidiocesi di Pescara, interviene a gamba tesa nel dibattito sulla prima assistenza e sull'ospitalità di cento migranti, in arrivo da Lampedusa nei prossimi giorni.
In base al contratto firmato dai titolari dell'Hotel Holiday con la cooperativa Polis, i richiedenti asilo dovrebbero rimanere nelle stanze della struttura alberghiera sulla riviera sud di Porta Nuova fino a dicembre 2017.
Centinaia di cittadini hanno già espresso la propria contrarietà firmando la petizione lanciata da Forza Italia. E lo stesso ha fatto uno dei soci minoritari dell'hotel. Ma la Chiesa, attraverso don Marco Pagniello - poiché l'arcivescovo monsignor Tommaso Valentinetti contattato dal Centro ha preferito non commentare - invita la cittadinanza a non cedere all'allarmismo.
Don Marco, che cosa ne pensa di quest'ondata di persone che fa la fila per firmare la petizione contro l'arrivo dei 100 profughi?
«Non mi meraviglia. Questa situazione è il risultato di una cattiva comunicazione portata avanti da una certa politica che non fa altro che urlare i suoi slogan alla pancia della gente. Le persone comuni non conoscono il fenomeno, non lo capiscono e reagiscono d'istinto. Ma è chiaro che questo clima non aiuta: non serve agli italiani e nemmeno agli stranieri».
Crede che l'intolleranza stia diventando un problema a Pescara?
«A Pescara fino a questo momento non ci sono stati grossi problemi, d'altronde gli arrivi sono rapportati al numero di abitanti e l'Abruzzo è agli ultimi posti nella classifica delle regioni italiane con più incidenza di immigrati. Non mi spaventa questa prima fase, quella della prima ospitalità, piuttosto il vero problema sarà una volta ottenuto il diniego a tenerli sul territorio. Sarà allora che bisognerà capire bene come gestirli».
Che cosa suggerisce: accoglienza a tutti i costi?
«Promuoviamo un'accoglienza che sia diffusa, non urlata e non impattante né per l'una né per l'altra parte. Non possiamo fare finta di nulla: lasciare i richiedenti asilo così, in giro, alla deriva, non va bene. Gestirli conviene a tutti, ma nessuno vuole costringere gli altri ad aprire le porte di casa e a ospitare gli immigrati. Nessuno ha la ricetta per uscire dall'emergenza, ma in questo caso c'è stato un bando e l'Hotel Holiday, da struttura privata, ha risposto».
La Chiesa che aiuto sta offrendo?
«Stiamo facendo accoglienza in convenzione con la Prefettura e di nostra spontanea volontà: offriamo i pasti alle nostre mense e le parrocchie aiutano gli stranieri come possono, anche coloro che non rientrano nei programmi speciali. Ma non siamo una diocesi antica, non abbiamo conventi o altre strutture inutilizzate che possiamo aprire e mettere a disposizione dei profughi. Le famiglie cristiane potrebbero sicuramente fare di più, ma purtroppo risentono del clima di allarmismo che si è creato. È per questo che dico che chi cavalca l'onda dell'intolleranza non rende un servizio a nessuno, esaspera solo gli animi, invece di stimolare il ragionamento e l'analisi del fenomeno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

