Popoli torna in piazza per difendere l’ospedale

La manifestazione, stamani alle 9, è organizzata dal movimento “Avanti tutta” Tra le priorità, la carenza di personale e l’autonomia di gestione per tre reparti
POPOLI. Slogan e striscioni in difesa dell’ospedale della Santissima Trinità questa mattina, dalle 9, daranno il buon giorno alla città. Il movimento “Avanti tutta indietro non si torna” porta nuovamente i popolesi in piazza per difendere la maggiore istituzione storica cittadina. Un’istituzione sanitaria che per oltre mezzo secolo è stata il punto di riferimento per le popolazioni della Val Pescara e della Valle Peligna e che rappresenta ancora una priorità per l’Abruzzo interno che si distingue per avere un territorio disagiato e una popolazione anziana.
Tante sono le richieste che il Movimento cittadino ha posto negli incontri con il presidente della giunta regionale Luciano D’Alfonso e il direttore della Asl Armando Mancini, ma di fronte all’immobilismo della Asl rispetto all’attuazione di quanto precedentemente concordato, oggi il Movimento chiede, in via prioritaria, che almeno tre reparti abbiano immediatamente l’autonomia gestionale.
Si parla della trasformazione delle Unità operative semplici (Uop) come la Radiologia, la Cardiologia e il Centro trasfusionale, in Unità operative semplici dipartimentali (Uosd). E poi la maggiore dotazione di personale medico e infermieristico.
«Per le emergenze», spiega uno degli attivisti del movimento, il medico Luigi Liberatore, «occorrerebbe aggiungere all’organico almeno 4 medici, su un fabbisogno di circa una decina. Recentemente sono state annunciate dalla Asl», continua il sanitario, «le assunzioni per 64 medici, ma nessuno di loro è destinato al presidio ospedaliero di Popoli. Ancora più grave la mancanza di personale infermieristico e tecnico necessario in ogni settore del nostro presidio ospedaliero. Con la manifestazione di oggi intendiamo chiedere atti formali sul futuro dell’ospedale. Non ci accontenteremo più solo delle promesse».
«La Asl», continua Liberatore, «nella stesura dell’atto aziendale non ha rispettato né quanto concordato nell'incontro del 7 aprile scorso alla presenza del governatore D’Alfonso, né le nuove disposizioni di legge contenute nel decreto sisma. Non vogliamo che nei 36 mesi di proroga dell’esistenza del nostro ospedale che ci ha concesso questo decreto, la nostra struttura resti dimenticata». Il Movimento chiederà impegno anche ai politici locali e presenterà ai cittadini una proposta di legge regionale elaborata per la salvaguardia dell’ospedale, con l’avvio di una raccolta di firme (almeno 5 mila) a sostegno.
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