Porto canale di nuovo insabbiato: a novembre riparte il dragaggio

Vertice tra la Regione, il Comune e la Capitaneria di porto per decidere l’avvio urgente dei lavori Stanziati due milioni di euro per rimuovere almeno 60mila metri cubi di fanghi in breve tempo
PESCARA. Le condizioni del porto di Pescara sono disastrose. Ci sono punti dove è impossibile la navigazione, perché i fondali si sono notevolmente ridotti. C’è di nuovo il problema dell’insabbiamento.
Per questo motivo, venerdì scorso si è svolto un vertice urgente tra Regione, Comune e Capitaneria di porto per decidere di avviare al più presto un dragaggio. La situazione, del resto, è preoccupante: diverse imbarcazioni hanno già registrato danni per essere rimaste incagliate nei bassi fondali. I rischi sono elevatissimi, per questo gli armatori sono sul piede di guerra.
Ma dal vertice di venerdì scorso è arrivata qualche speranza. «Le operazioni di dragaggio per ripristinare l’agibilità della canaletta del fiume Pescara cominceranno per fine novembre», ha assicurato il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, che ha preso parte alla riunione. «Nel frattempo», ha aggiunto, «la Regione, che ha stanziato un contributo pari a 2 milioni di euro erogati al Comune, verificherà le modalità di ripristino dell’assicurazione in regime de minimis per supportare i pescatori che dovessero registrare danni alle proprie imbarcazioni». «Oggi il nostro obiettivo», ha affermato Sospiri, «è quello di fare presto. Il dragaggio è urgente, non abbiamo tempo. Molti pescherecci sono costretti a fermarsi ad Ortona per evitare di restare incagliati a Pescara. Esprimiamo la massima vicinanza e solidarietà nei confronti dei nostri imprenditori del mare».
Alla riunione, coordinata dal comandante della Capitaneria di porto Salvatore Minervino, erano presenti tra gli altri il sindaco Carlo Masci, il delegato abruzzese dell’Autorità portuale Riccardo Padovano, i rappresentanti di Camera di commercio, Aca e Arap. Per la marineria c’erano gli armatori Francesco Scordella e Massimo Camplone.
Intanto, sono state già avviate le procedure per affidare all’Aca, guidata dalla presidente Giovanna Brandelli, «l’incarico di eseguire gli esami sulla qualità ambientale dei fanghi da rimuovere dai fondali e l’Aca si è affidata a un centro specializzato della Toscana. «I carotaggi», ha spiegato Sospiri, «sono fondamentali e obbligatori. Secondo le stime, potrebbe esserci il rischio che solo il 10 per cento dei materiali prelevati possa essere riversato in mare a ridosso della diga foranea, mentre la rimanente parte potrebbe avere bisogno di un trasporto in discarica per essere smaltito come rifiuto».
«Ciò significa», ha sottolineato, «una lievitazione delle spese e, dunque, una minore quantità di sabbia che potrà essere rimossa».
«Il nostro obiettivo», ha concluso il presidente del consiglio regionale, «è rimuovere non 30mila metri cubi di sabbia, ma 60mila, fermo restando che l’ideale per garantire l’agibilità del porto è la rimozione di almeno 150mila metri cubi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

