«Porto con me il sorriso di Giada Ha lasciato un vuoto incolmabile»

11 Settembre 2018

PESCARA. «Giada era così, come compare nelle foto: sempre sorridente, sempre serena. E poi affidabile, tanto sensibile ma al tempo stesso decisa, ferma sulle sue idee e nelle sue convinzioni. Una...

PESCARA. «Giada era così, come compare nelle foto: sempre sorridente, sempre serena. E poi affidabile, tanto sensibile ma al tempo stesso decisa, ferma sulle sue idee e nelle sue convinzioni. Una compagnona. Era una brava ragazza e una bravissima mamma, innamoratissima del marito Gianluca. Ed era bellissimo vederli insieme, in compagnia della loro bimba, che a dicembre compirà tre anni». C’è tanto amore nelle parole di Valentina Vecchiati, cugina di Giada Vecchiati, la 33enne pescarese morta nella notte tra venerdì e sabato a Spoltore dopo un malore improvviso, mentre si trovava in un locale. Nulla ha potuto il 118, per salvarla. E da allora è in obitorio, in attesa dell’autopsia che il sostituto procuratore Luca Sciarretta affiderà oggi. Poi la salma sarà restituita alla famiglia, per i funerali.
Giada e Valentina non erano solo cugine, erano molto di più. Perché sono cresciute insieme e hanno condiviso tantissimo, tutto, in questi anni. «Per me era come una sorella, la mia migliore amica. Tra noi c’era una differenza di età di tre mesi. Lei era nata a febbraio e io maggio», racconta Valentina. E parlando tiene vivo il ricordo della sua adorata Giada. «Da piccole dormivamo una a casa dell’altra, poi abbiamo giocato insieme a basket per tanti anni, fino a una decina di anni fa. E ci siamo sposate praticamente insieme, quest’anno, a pochissima distanza di tempo». Giada ha sposato Gianluca a giugno, «ma erano insieme da tanti anni».
Accettare che Giada non ci sia più è difficilissimo per tutti: per i genitori, Gianni e Antonietta, la famiglia nella sua interezza, gli amici. E parlare di lei oggi, dopo la sua morte, è un modo «per ricordarla, anche perché nessuno di noi l’ha potuta salutare. È accaduto tutto inaspettatamente. E ha lasciato un vuoto incolmabile», prosegue Valentina che non riesce a darsi una spiegazione e attende l’esito dell’autopsia anche perché «Giada stava bene». «Pensare a lei, al suo sorriso, ai suoi sguardi e alle sue risate aiuta davvero tanto per non sentire il vuoto che ha lasciato», dice.
I ricordi che si affollano nella mente sono tantissimi. «Ora che non c’è più la vedo in ogni momento e la vedo nella sua bimba», dice sempre Valentina raccontando la cugina, le sue passioni. «Amava la musica: di tutti i generi, soprattutto il reggae. E anche il cinema, il teatro. Le piaceva vestire bene, era sempre perfetta e alla moda. Aveva un suo stile e seguiva unicamente quello. Quando è nata la sua bimba, si è dedicata a lei» tant’è che ha chiuso il negozio di ceramiche che aveva in via Firenze. «Dopo aver scoperto di essere incinta, ha smesso di lavorare. E faceva la mamma, lo faceva benissimo. Io la vedo ancora così e parlare di lei è un modo per ricordarla».
Pensando agli anni trascorsi fianco a fianco, Valentina ricorda che «da piccola io la chiamavo Dada, e crescendo è diventata Jade. Gli amici si rivolgevano a lei usando dei nomignoli affettuosi e «la chiamavamo Giadona o Pocahontas. Quando eravamo insieme ci divertivamo a fare i selfie. Ne scattavamo tanti, ogni volta che uscivamo, per poi concentrare la nostra attenzione su quelli più brutti». E nonostante Valentina si sia trasferita a Milano, «la vedevo ogni volta che tornavo qui».
Giada «era amata da tutti e aveva tanti, tanti amici, in ogni parte d’Italia», fa notare sempre la cugina. Al dolore per una perdita inaccettabile e alle lacrime di questi giorni si unisce il desiderio di salutare Giada. «Lo farei con un selfie, non con una bella foto. Perché so di strapparle un sorriso, ovunque lei sia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA