Pozzi avvelenati, chiesti 23 milioni di risarcimenti
Processo Bussi-bis. Martedì la sentenza con rito abbreviato per cinque imputati Il pm Mantini ha chiesto al giudice di derubricare il reato da doloso a colposo
PESCARA. Oltre 23 milioni e 250 mila euro a titolo di risarcimenti per danni di immagine, alla salute e patrimoniali. Sono le richieste formulate dalle parti civili al tribunale di Pescara, nell'ambito del processo denominato Bussi-bis, stralcio del filone principale legato alla scoperta della discarica di rifiuti tossici Tremonti, nel 2007, a Bussi sul Tirino, la cui sentenza è prevista per martedì prossimo.
Dopo la requisitoria del pubblico ministero, Anna Rita Mantini, che ha chiesto al giudice dell’udienza preliminare, Maria Carla Sacco, di derubricare il fatto, da doloso a colposo – con conseguente intervento della prescrizione, nel caso in cui venisse riconosciuta la sussistenza del fatto – resta aperta la possibilità di presentare istanze di risarcimento a carico dei cinque imputati. A rispondere del reato di distribuzione di acqua avvelenata sono Giorgio D'Ambrosio, all'epoca presidente dell'Ato; Bruno Catena, ex presidente di Aca Spa; Bartolomeo Di Giovanni, in qualità di direttore generale dell'Aca; Lorenzo Livello, direttore tecnico Aca e Roberto Rongione, responsabile del servizio Sian della Asl di Pescara.
Nei loro confronti, sono state avanzate richieste per 10 milioni di euro da parte del ministero della Salute; dalla Regione (5 milioni), per danni di immagine; dal Comune di Pescara (5 milioni), per danni patrimoniali e di immagine. A un milione di euro ciascuno ammonta invece sia l’istanza dell'Aca che quelle presentate dai Comuni di Manoppello e Castiglione, mentre le associazioni Codici e Assoconsum hanno avanzato una richiesta di risarcimento da 250 mila euro ciascuna. Wwf e Anpana, infine, hanno rimesso al giudice la quantificazione del danno.
«La richiesta di derubricazione del fatto da doloso a colposo, formulata dal pm Mantini», commenta Franco Perolino, avvocato di parte civile per conto del Comune di Pescara, «è stata un po’ un colpo di scena anche se il giudizio è con rito abbreviato, quindi senza attività istruttoria, per cui l’unica acquisizione è stata quella incrociata dei due consulenti. Comunque sia, nel caso venisse confermata la sussistenza del fatto, si lascerebbe immutata la responsabilità da un punto di vista civilistico».
Resta l’impressione che lo strumento del diritto penale si mostri spesso inadeguato per reprimere condotte dettate da dolo o imperizia in materia ambientale. Anche in caso di disastri documentati come quello della discarica di Bussi.
«Ci auguriamo che il giudice concluda con la piena affermazione delle responsabilità degli imputati» osserva Lino Sciambra, legale di parte civile del Comune di Castiglione a Casauria, «l'ipotesi della derubricazione confermerebbe comunque che i fatti sussistono».
L'avvocato Fabrizio Di Carlo, difensore di Di Giovanni, è il meno sorpreso di tutti: «La richiesta di derubricazione del reato, da doloso a colposo», dice, «era in parte prevedibile, anche alla luce di come era stato condotto l'esame dei consulenti nominati dal pubblico ministero. In ogni caso, noi insisteremo perché sia riconosciuto che il fatto non sussiste». Nell’ultima udienza, dopo tre arringhe, si è rinviato tutto al 22 dicembre, quando ci saranno gli interventi degli ultimi due avvocati della difesa. Salvo richieste di ulteriori repliche, martedì stesso si andrà a sentenza.

