Prescrizioni e assoluzioni per due ex sindaci vestini

Il tempo cancella gran parte delle ipotesi di reato a carico di De Vico (Farindola) e Di Marcoberardino (Penne) sott’accusa con altri sette su presunti appalti pilotati
PESCARA. Si è chiuso con l'assoluzione per due episodi e una serie di prescrizioni il ciclone giudiziario che sei anni fa colpì l'area vestina. Ieri, il Tribunale collegiale di Pescara ha dichiarato prescritti i reati contestati agli ex sindaci di Farindola e Penne, Antonello De Vico e Ezio Di Marcoberardino, e agli altri sette imputati. In particolare, De Vico, che nel 2010 finì agli arresti domiciliari, Di Marcoberadino, l'ex assessore comunale di Penne Giuliano Evangelista e l'ex dirigente comunale Piero Antonacci, hanno anche incassato un'assoluzione «perché il fatto non sussiste».
Il procedimento, relativo a fatti che vanno dal 2007 al 2008, è uno dei filoni principali dell'inchiesta Vestina e poggia su presunti appalti pilotati e assunzioni di favore, su versamenti sospetti per la campagna elettorale e su imprenditori che, secondo l'accusa, sarebbero stati favoriti. Nello specifico, l'ex sindaco di Farindola è stato assolto dall'accusa di tentata estorsione per aver minacciato di esautorare l'ex segretaria della Comunità Montana Vestina che non voleva prorogare un contratto. L'ex sindaco di Penne, l'ex assessore Evangelista e Antonacci, sono stati invece assolti dall'accusa di falso relativa all'appalto del mercato coperto. Ai tre veniva sostanzialmente contestato di aver favorito la ditta B.A. Dieci Srl, il cui legale rappresentante era all'epoca Vittorio Di Carlo. Per questo episodio, Di Marcoberardino, Evangelista e Di Carlo dovevano rispondere anche di corruzione, ma il Tribunale ha riqualificato il reato contestato in abuso d'ufficio e ha, quindi, dichiarato la prescrizione. Il tempo ha spazzato via anche la vicenda che vedeva coinvolti De Vico, Di Marcoberardino, l'ex assessore comunale di Penne Femio Di Norscia, l'imprenditore toscano Daniele Mazzetti, Franco Mezzanotte, all'epoca dei fatti presidente del cda della dell'istituzione per i servizi sociali della Comunità Montana Vestina, e l'ex direttore Arturo Brindisi. Per tutti l'accusa, dichiarata prescritta, era di corruzione. In particolare, De Vico era finito nel mirino perché, in qualità di coordinatore di Piano nell’ambito dell’istituzione per i servizi sociali della Comunità Montana, con Di Marcoberardino e Di Norscia avrebbero ricevuto «promessa e dazione di utilità economiche per sé o terzi dall'imprenditore Daniele Mazzetti in contropartita di atti contrari ai doveri di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione».
Secondo il pm Varone, Di Marcoberardino e Di Norscia avrebbero «ottenuto da Mazzetti il versamento di 6 mila euro e di successivi 12 mila euro in favore del Penne Calcio»" e in cambio si sarebbero interessati affinché «la struttura ospedaliera in disuso di contrada Carmine venisse tramutata in Rsa e il relativo servizio fosse aggiudicato alla società di Mazzetti». Sempre per il pm, De Vico avrebbe ottenuto dalla coop Agorà un versamento di 5mila euro per la propria campagna elettorale a sindaco di Farindola. Prescrizione per De Vico anche per l'episodio di millantato credito presso l’amministrazione di Penne. In questo caso, era accusato di essersi fatto consegnare da un imprenditore "utilità" consistite nell’acquisto di quote dalla Banca Vestina (50mila euro) e denaro al partito (5mila euro), in vista della sua candidatura a sindaco.
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