Prese a pugni il rapinatore «Lo rifarei, bisogna reagire e vorrei anche un’arma»

14 Febbraio 2017

PESCARA. Quando hanno assaltato la sua gioielleria ha reagito prendendo a pugni uno dei rapinatori. Si è visto comunque portare via la cassa, è stato a sua volta colpito ed è finito in ospedale. Ma...

PESCARA. Quando hanno assaltato la sua gioielleria ha reagito prendendo a pugni uno dei rapinatori. Si è visto comunque portare via la cassa, è stato a sua volta colpito ed è finito in ospedale. Ma oggi, nonostante i suoi 83 anni, rifarebbe esattamente la stessa cosa e vorrebbe anche una pistola. Il commerciante, Biagio (nome di fantasia), spiega perché ha reagito ed esprime i suoi dubbi su un sistema che lo porta a difendersi da solo. «Sappiamo che non è colpa della polizia o dei carabinieri, che fanno il loro dovere. Ma se vengono presi, il giorno dopo ladri e rapinatori vengono subito rilasciati», commenta. Il sistema non ha la «possibilità di combattere i delinquenti. Ecco perché combattiamo noi, rischiamo di persona. Sarebbe importante, credo, lavorare sulla prevenzione».

Oggi farebbe la stessa cosa?

Certamente, dovrei fare la stessa cosa per la semplice ragione che non è possibile buttare 45 anni di lavoro così. Arriva un delinquente qualsiasi che si viene a prendere il sacrificio di una vita. In quel momento ho pensato a difendere il mio lavoro, la mia vita.

Non ha avuto paura che la potessero ferire o uccidere?

Io non ho paura di nessuno. Qualsiasi angheria mi facciano, reagisco. Poi, magari, prendo pure le botte. Ma provo anche a darle. Se uno non reagisce, questi fanno il comodaccio loro. Avviene un po’ come la mafia, che esiste, in Sicilia, perché le persone stanno zitte. E invece bisogna reagire. Certo, posso rimetterci la pelle, ma ce la può rimettere pure il ladro. Non che io voglia far paura a un delinquente, non mi passa neppure per l’anticamera del cervello. Ma ti mettono in condizione di reagire. È solo una difesa.

Si è pentito?

Non mi sono pentito, io sono uno che lotta, anche fisicamente. Le angherie non le ho mai sopportate.

A chi si sente in pericolo, soprattutto i commercianti, che consiglio darebbe?

Dico di reagire. E poi sarei del parere di annullare quella legge sulla privacy che, in fin dei conti, difende i delinquenti: è sbagliatissima. Le foto di queste persone dovrebbero essere rese pubbliche, attraverso la stampa. Qui bisogna fare come nel Far West, con l'esposizione dei cartelli dei ricercati. Bisogna pubblicare le foto di queste persone quando vengono acciuffate o arrestate. Sarebbe la giusta punizione. Tempo fa avevo creato una specie di enciclopedia, un libro bello grande, con tutte le foto che ho raccolto sui giornali, ma mi hanno detto che non lo posso fare, per questioni di privacy. Alcune foto sono ancora in bella vista, nel retro del negozio. Poi ci siamo mossi in un altro modo: mio figlio è andato in tutte le gioiellerie, ha raccolto il numero di telefono dei titolari e chiesto ad ognuno di trasmettere eventuali informazioni su persone sospette. Ma anche questo non si potrebbe fare. Qui manca l'organizzazione, anzi ci mettono paura e ci dicono che questa legge bisogna rispettarla.

Ma lei si sente in pericolo?

Sì. In giro ci sono delinquenti, disperati, drogati, non si ha a che fare con gente che ragiona. Il ladro, il delinquente, il rapinatore, sanno dove andare, si regolano. Ho l'impressione di dover prendere pure la pistola, anche se non voglio ammazzare nessuno. Fino ad ora non ho preso il porto d'armi perché è un rischio in più. Ma ho l'impressione di doverlo fare.

Pensa di continuare la sua attività?

Mica posso fare il bandito pure io.

Se ci fossero state delle ronde si sarebbe sentito più sicuro? Ci crede?

Sì certo, io sono favorevole.

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