Processo al terrorista di Loreto: la testimone chiave ora ritratta

30 Dicembre 2021

Nell’udienza di ieri, la moglie del miglior amico di Stefano Costantini cambia la versione fornita E il difensore presenta un’istanza di scarcerazione: non ci sono più i gravi indizi per tenerlo in carcere

LORETO APRUTINO. La sua testimonianza era molto attesa e doveva essere la punta di diamante dell’accusa nel processo a Stefano Costantini, originario di Loreto Aprutino, il giovane foreign fighter abruzzese chiamato davanti ai giudici aquilani a rispondere di terrorismo. E invece ieri le dichiarazioni della tedesca Giulia Weber, moglie del migliore amico di Stefano, si sono rivelate un asso nella manica per la difesa del presunto terrorista che, ancora minorenne, si convertì all’islam e partì per la Siria in territori di guerra. La donna, in collegamento da un tribunale della Germania, ha smentito praticamente tutto quello che faceva parte dell’interrogatorio che la polizia svizzera a suo tempo aveva cristallizzato durante le indagini su Costantini e sul marito della donna, Alteren Altindas. Il pm Simonetta Ciccarelli chiede alla teste se il marito e Costantini erano iscritti al gruppo “Jund al aqsa” e la donna risponde: «Non mi ricordo». L’accusa insiste: «Erano combattenti?», e Weber risponde: «Alteren dico di sì, Stefano non lo so».
«Stefano le ha mai raccontato di essersi addestrato come attentatore suicida?», incalza il pm. «No», la risposta secca della teste. «Stefano possedeva armi?» e la donna nega. «Conosceva i piani di Costantini per il futuro? Che voleva morire come martire, ricorda?», incalza ancora l’accusa, contestando alla donna le dichiarazioni rese in Svizzera. Ma la risposta è sempre la stessa: «No». E la teste precisa che in Svizzera venne interrogata per 16 ore ed era sotto pressione. E anche riguardo al kalashikov con il quale Stefano venne immortalato in una foto, la donna risponde così: «Mio marito aveva quell’arma per la sua protezione, l’aveva comprata in città». Insomma, la superteste dell’accusa per diverse ore ha negato qualsiasi conoscenza riguardo l’appartenenza di Costantini a organizzazioni islamiche e terroristiche, e ha raccontato invece come conobbe Stefano nel 2013, nella moschea di Stoccarda, e che era il migliore amico del marito. «L’11 settembre del 2014 lui e mio marito sono partiti per la Siria. Io non lo sapevo. Mi avevano detto che andavano ad Amburgo per aiutare la moglie di Stefano che era in ospedale». Una ritrattazione che ha indotto il difensore di Costantini, l'avvocato Massimo Solari, a presentare al termine dell’udienza una istanza di scarcerazione per il suo assistito: «Non ci sono più i gravi indizi», ha detto il legale, «per tenere ancora in carcere Costantini». E l’imputato ascoltava tutto mentre era in video conferenza dal carcere di Ferrara. «La teste Weber si è dimostrata nettamente a favore della posizione del mio assistito», afferma l’avvocato, «per quello che può sapere lei, Costantini non ha partecipato a nessuna organizzazione terroristica né a combattimenti, e non aveva armi».
La difesa ha prodotto anche foto e video di Costantini che distribuisce pasti e giocattoli in Siria, quello che secondo il legale era il suo lavoro. Solari ha chiesto anche di ascoltare Sevil Celik, la moglie dell’imputato attualmente in Turchia con i quattro figli. Prossima udienza, il 26 gennaio.