Processo Arta, condannato l’ex direttore

5 Giugno 2018

Due anni e 8 mesi per Antonino Fernandez. Assolto con formula piena l’avvocato Tenaglia: «Una vicenda che mi ha devastato»

PESCARA. «È un errore», aveva detto agli uomini della squadra mobile che erano andati ad arrestarlo per i domiciliari nella sua casa di Teramo, su disposizione del gip di Pescara. A distanza di sei anni da quella mattina di aprile, Antonio Fernandez, ex direttore amministrativo dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente (Arta) di Pescara, sembra avere in parte ragione. Ieri la vicenda giudiziaria sulla gara di affidamento del servizio di patrocinio legale dell’Arta e sul concorso di perito elettrotecnico, bandito dallo stesso ente il 15 maggio 2010, si è ridimensionata.
Fernandez è stato condannato dal Tribunale collegiale, presieduto dal giudice Carmine Di Fulvio, a due anni e otto mesi, e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per concussione, ma è stato assolto da tutti gli altri reati. Precisamente, l’accusa contestava la tentata concussione, ma i giudici hanno ritenuto che invece la condotta concussiva si fosse consumata. Condannato anche Nicola Colonna, componente della commissione di concorso indetto dall’ente, per rivelazione di segreti di ufficio: nove mesi, pena sospesa.
Assolti invece gli altri quattro imputati.
Tornando a Fernandez, tra l’altro, incassa l’assoluzione dalle accuse di corruzione e turbativa d’asta che condivideva con Pierluigi Tenaglia, presidente dell’Ordine degli avvocati di Chieti, assolto anche lui da questi due reati con formula piena.
I due erano finiti nel mirino della Procura per l’affidamento dei servizi legali dell’Arta: l’ex amministrativo dell’agenzia era accusato di aver messo in atto «una serie coordinata di atti contrari ai doveri di ufficio, allo scopo di predeterminare il risultato della gara a favore dell’avvocato Pierluigi Tenaglia, a discapito di un altro concorrente».
In cambio di che cosa? Secondo l'accusa, Tenaglia si sarebbe reso disponibile ad assumere la cognata di Fernandez nel suo studio legale. Un’accusa che ieri si è sgretolata completamente con l’assoluzione dei due. Assoluzione che ora riabilita pienamente l’avvocato Tenaglia, rimasto molto provato dalla situazione. «Questa vicenda», aveva infatti dichiarato durante il processo, «mi ha devastato e ha cambiato il corso della mia esistenza. Non avrei mai immaginato di dovere affrontare il dramma del processo penale non come avvocato, ma come cittadino».
La condanna dell’ex direttore è legata invece alla questione del concorso e, in particolare, all’episodio ai danni della funzionaria Monica Ruscitti, parte offesa nel procedimento. Fernandez, avendo appreso dell’indagine sul concorso di perito elettronico, avrebbe «minacciato un pretestuoso procedimento disciplinare alla dipendente Monica Ruscitti, se quest’ultima non avesse attestato che “i nominativi indicati nelle bozze sono stati da lei posti in maniera del tutto autonoma e arbitaria”, con lo scoperto intento di dimostrare che le nomine erano state, sino a quel momento, indebitamente indicate dalla Ruscitti medesima».
L’ex amministrativo dovrà ora pagare un risarcimento danni di 2.500 euro nei confronti della parte civile Ruscitti. «Sono soddisfatta, per quanto mi riguarda, che sia uscita fuori la mia condotta irreprensibile», dice Monica Ruscitti. «Ho passato dei momenti difficili e ora posso finalmente chiudere questo capitolo».
Colonna, che è stato però assolto dall’accusa di falsità ideologica in atti pubblici, avrebbe invece «rivelato le tre tracce predisposte in seno alla commissione, per l’espletamento della prova scritta, al candidato Pellegrini, il quale le poteva così svolgere tutte e tre preventivamente e condurre l’esame che superava, risultando vincitore, con chiaro vantaggio rispetto agli atri concorrenti».
Assolti, infine, Pietro Domenico Pellegrini, candidato lavoratore precario che, secondo l’accusa, sarebbe stato il «beneficiario consapevole del concorso truccato» da perito elettronico; Angela Del Vecchio, ex direttore del distretto provinciale Arta di Pescara; ed Ernesto D'Onofrio, ex dipendente dell’Arta.
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