Produttori in crisi per i rincari: «Oltre 500 aziende al collasso»

Allarme di Domenicone, presidente Coldiretti Penne: per gli agricoltori aumenti fino al 300 per cento Gravi problemi anche per gli allevatori: «Lievitati i costi di mangimi, cereali, pezzi di ricambio e gasolio»
PENNE. I rincari energetici e dei prezzi delle materie prime non hanno messo in seria difficoltà solo famiglie e Comuni, ma hanno travolto anche il comparto zootecnico e agricolo vestino. E nonostante alcune aziende abbiano aumentato il prezzo del latte di 4 centesimi al litro non sono riuscite a coprire i rincari dell'ultimo anno, che hanno inciso per 10 centesimi al litro. A fotografare la difficile situazione del comparto zootecnico e agricolo vestino è il presidente di Coldiretti Penne, Federico Domenicone, che è anche consigliere comunale di maggioranza con delega all'Agricoltura.
«Nell'area vestina si contano circa 50 aziende zootecniche che ormai sono arrivate al collasso. Chi alleva bestiame da carne», spiega Domenicone, «spesso assiste al mancato ritiro dei capi pronti alla macellazione, per cui le entrate economiche ovviamente sono drasticamente ridotte. Abbiamo registrato un aumento del prezzo dei mangimi e dei cereali del 30% e del gasolio agricolo del 70%, in meno di un mese», sottolinea ancora il presidente di Coldiretti Penne, «e ci sono stati tagli nelle assegnazioni annuali da parte dell'ufficio Uma della Regione Abruzzo che aggravano ancor di più il caro gasolio».
Gli aumenti hanno riguardato anche i pezzi di ricambio per i mezzi agricoli: lo spago rete ed il filo per fienagione, ad esempio, costano il 30% in più. Il costo dell'energia, poi, ha fatto registrare rincari nel comparto agricolo dal 100 al 300%. «In tutto il settore agricolo, nelle forniture, ci sono stati aumenti che variano dal 30 al 300%», spiega ancora Federico Domenicone.
«La stabilità della rete zootecnica è importante a livello economico, sociale ed ambientale», dice il presidente di Coldiretti Penne. «Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado dei territori soprattutto in zone svantaggiate».
Gli aumenti dell’ultimo periodo hanno reso ancora più complicata una situazione che già da qualche tempo procedeva tra mille difficoltà. Nell'area vestina sono circa 500 le aziende agricole presenti e, soprattutto negli ultimi cinque anni, hanno dovuto fare i conti con problemi di non poco conto: dai crolli delle stalle causati dal maltempo alle conseguenti morti del bestiame. Negli ultimi due anni hanno resistito alla pandemia legata al coronavirus senza registrare chiusure, ma tantissime aziende agricole sono andate ad un passo dal fallimento. I divieti e le zone rosse del 2020 e del 2021 hanno pesato non poco sul futuro di molti giovani imprenditori.
Nelle ultime festività pasquali, ad esempio, sono rimasti invenduti tanti agnelli abruzzesi, così come tante forme di formaggio, a partire dal pecorino di Farindola. «È una situazione che si protrae da troppo tempo, senza alcun aiuto che possa scongiurare la chiusura di tante aziende zootecniche e di tutto il comparto agricolo del nostro territorio», conclude il presidente di Coldiretti Penne.
La speranza è quest'anno la situazione sia diversa, altrimenti il rischio di chiusura per molti imprenditori della zootecnica sarà una dura e amara realtà.

