Profughi negli hotel: arriva l’ok E ora tamponi e vaccini per tutti

La Regione dice sì all’ospitalità negli alberghi. Previste misure anti-Covid per i rifugiati
La Regione ha deciso: gli ucraini in fuga dalla guerra saranno ospitati anche e soprattutto negli alberghi. Il primo passo sarà quello di chiedere la disponibilità agli operatori tramite un avviso pubblico, previsto per le prossime ore. Nel frattempo, per fronteggiare la prima ondata degli ucraini in arrivo, saranno utilizzati i centri di accoglienza Cas e Sai. Nessun campo con le tende sarà allestito, nemmeno all’interporto di Avezzano, che avrà invece prevalentemente un ruolo di polo di stoccaggio di mezzi e aiuti da inviare in Ucraina e nei paesi europei al suo confine. Ancora da definire e svelare, invece, il ruolo che potranno avere gli alloggi messi a disposizione dai semplici cittadini abruzzesi, almeno 120 tra stanze, appartamenti liberi e seconde case. Del resto è ancora totale incertezza sulle reali dimensioni dell’ondata in arrivo.
L’ufficialità del piano regionale di accoglienza arriverà oggi, quando si riunirà l’unità di crisi convocata dal governatore e commissario alla gestione dell’emergenza profughi Marco Marsilio. Saranno presenti i prefetti, i responsabili della protezione civile, i rappresentanti dei sindaci abruzzesi ma anche i vertici sanitari regionali e delle Asl. Questi ultimi perché l’emergenza della guerra in Uucraina si incontra con la pandemia Covid ancora in corso. Ieri intanto dal Governo è uscita una nuova ordinanza che fissa le regole su tamponi e vaccini agli ucraini.
Nel frattempo l’Abruzzo continua ad accogliere i primi profughi. Sono decine le persone – soprattutto donne e bambini – che sono arrivati e stanno arrivando dal paese in guerra, ricongiungendosi ad amici e familiari ucraini già presenti e integrati in regione. È previsto inoltre per mercoledì l’arrivo di 90 bimbi orfani tra i 5 e i 12 anni scampati alle bombe: 45 di loro saranno ospitati nelle case famiglia di Cerchio, gli altri invece saranno accolti in Puglia.
IL PIANO DI ACCOGLIENZA
«È in partenza un avviso pubblico per raccogliere le disponibilità da parte degli alberghi», dice il dirigente del Servizio emergenza della Protezione civile regionale Silvio Liberatore, anticipando lo schema generale del piano di accoglienza che sarà sancito oggi: «Le procedure sono gestite dalle prefetture. Si partirà quindi con il destinare i profughi verso i centri di accoglienza Cas e Sai. Se le prefetture andranno in difficoltà a causa di numeri troppo elevati, allora saranno utilizzati gli alberghi. Solo in caso di necessità, si potranno utilizzare i locali dell’interporto di Avezzano – in cui si possono ricavare circa 40 posti – ma solo per accogliere i profughi per qualche ora in attesa di un’altra destinazione. L’interporto resterà polo di stoccaggio degli aiuti. Al momento non si parla di tendopoli, avendo la disponibilità in regione di hotel liberi. Le strutture ricettive non saranno probabilmente solo ed esclusivamente sulla costa».
IL RUOLO DEI COMUNI
Un ruolo importante ce lo avranno anche i Comuni, che predispongono una parte dei centri di accoglienza e che dovranno fare da raccordo sul territorio. «I Comuni sono stati straordinari nella prima risposta, organizzando la rete solidale degli aiuti. Ora faranno la propria parte in prima linea anche sul fronte dell’accoglienza», dice Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo e presidente dell’Anci Abruzzo che rappresenta i municipi, «ma hanno bisogno di regole e linee guida chiare, di una struttura verticale coordinata dalla Regione, fondamentale per uniformare l’accoglienza, attivarla celermente e anche per definire la rete degli alloggi privati disponibili». Anche secondo D’Alberto i centri Cas e Sai non basteranno e sarà necessario ricorrere all’ospitalità degli alberghi. «Un altro aspetto importante sarà il monitoraggio di chi entra, anche e soprattutto per gestire la situazione sanitaria», aggiunge il presidente dell’Anci.
IL PIANO SANITARIO
La bassa percentuale di vaccinazione degli ucraini preoccupa, ma da giorni i vertici regionali rassicurano sull’imponente macchina organizzativa allestita per immunizzarli e sulla presenza di scorte di dosi per tutti. Il piano, però, deve prevedere anche una sorta di campagna di screening di massa e la vaccinazione anche contro altre malattie. Lo ha ribadito l’ordinanza della Protezione civile pubblicata ieri che, prima di tutto, predispone di eseguire un tampone ai profughi entro 48 ore dall’arrivo.
Il tampone dovrà poi essere ripetuto: gli ucraini dovranno infatti avere un test negativo (oltre a una mascherina Ffp2) per spostarsi e utilizzare i mezzi di trasporto, almeno fino al 31 marzo.
Poi sui vaccini, che i profughi potranno ricevere tramite tessera sanitaria provvisoria anche negli hub: «Entro i cinque giorni successivi dall’ingresso, devono essere garantite le misure di sanità pubblica con particolare attenzione alla somministrazione dei vaccini anti-Covid-19, difterite, tetano, pertosse, poliomielite», spiega l’ordinanza, «conseguentemente è necessario procedere all’offerta del vaccino anti-morbillo, parotite, rosolia e al test di screening per la tubercolosi, valutando anche la necessità di completare i cicli vaccinali dell’infanzia».

