Pronto soccorso, attese alle stelle Il primario: ci sono pochi medici

23 Settembre 2021

C’è chi ha aspettato dalle 18 alle 24 ore per un ricovero o una Tac. E monta la rabbia: «Abbandonati» Albani: «In servizio la metà del personale necessario. Comprendiamo le lamentele e chiediamo scusa»

PESCARA. «Diciotto ore di attesa, dalle 9 del mattino alle 3 e mezzo di notte prima di ottenere un posto letto»: è capitato ad una donna pescarese di 80 anni, in lista per un delicato intervento chirurgico.
«Ventiquattro ore senza bere né mangiare dentro il nuovo e bellissimo pronto soccorso, di cui le prime 8 seduto su una sedia ad aspettare una Tac che alle 22, dalle 12 del mattino, non ho ancora fatto» denuncia il turista G.C. in vacanza in città.
«Sette ore parcheggiato su un lettino senza un dottore che gli rivolgesse la parola, senza cure ed esami effettuati dopo più di un’ora e mezza, dalle 10.15 del mattino alle 11.40, di attesa dell’ambulanza» è il lamento di un’altra cittadina pescarese, S.G. «indignata il trattamento ricevuto dal mio fidanzato» nel presidio di emergenza di via Fonte Romana, «alle 21 gli è stato detto che il ricovero non poteva essere effettuato per mancanza di posti letto e quindi è rimasto 9 ore su una sedia con un dolore lancinante» addosso.
Pazienti che attendono, stremati, decine di ore per una visita o un controllo nel pronto soccorso. Condizioni che scatenano la rabbia dei familiari, a cui è vietato l’accesso nella struttura, e che si sfogano col Centro attraverso mail e telefonate. E raccontano drammi personali, frustrazioni e sensazione di impotenza, in ansia per i loro cari che rimangono soli, senza il conforto e l’aiuto dei parenti a causa dell’isolamento imposto dalle normative anti Covid.
Il primario del pronto soccorso e referente regionale per le Emergenze-Urgenze, Alberto Albani, non si tira indietro e replica agli attacchi dei cittadini che sanno quando entrano nel pronto soccorso e non sanno quando escono: «Comprendiamo le lamentele, anche giuste dei cittadini, e ci scusiamo per le difficoltà patite dall’utenza quando aspetta ore per una visita, ma il problema, che non è solo di Pescara, non è solo regionale ma di tutta l’Italia, è che non ci sono sufficienti medici di pronto soccorso, non si trovano». Con il personale ridotto all’osso, nel pronto soccorso scatta un’altra emergenza: «Oltre al normale servizio di pronto intervento, abbiamo dovuto attrezzare una succursale di ricovero dei pazienti, almeno 20 al giorno, che non possono essere inviati subito nei reparti ospedalieri, più in sofferenza Geriatria, Medicina, Infettivi, Chirurgia, o nelle altre strutture del territorio, perché sono strapieni».
Venti sono i medici del pronto soccorso attualmente in servizio «su un organico che ne prevede almeno il doppio» sostiene Albani, che annuncia la preparazione del «concorso per assumere subito nuovo personale. Su Pescara sono pervenute 14 domande di medici provenienti da tutta Italia». Per accorciare i tempi burocratici, in attesa del concorso, il primario ha «contattato personalmente i candidati, che già sono impegnati in altre strutture ospedaliere italiane, e ho spiegato loro che qui l’assunzione è immediata. Nessuna risposta positiva è arrivata, per ora».
Nel frattempo i pochi medici, gli infermieri e operatori socio sanitari in servizio scoppiano di lavoro nel pronto soccorso «attrezzato di Tac 128 strati e macchinari di ultima generazione» precisa il primario. E ancora: «Distribuiamo anche le bottigliette dell’acqua ai pazienti in sala attesa, purtroppo, proprio a causa del superlavoro nel reparto di degenza e con i casi in continuo arrivo, tra codici rossi, traumi e patologie croniche legate all’età avanzata, non riusciamo ad essere tempestivi anche in questa operazione». Chiarisce, il primario che «gli infermieri di turno sono in numero adeguato, ma svolgono tante mansioni, con un dispendio ulteriore di forze ed energie. Siamo persino arrivati al cambio dei pannoloni, 500 in questa settimana». Distrutto il personale di servizio, inferociti gli utenti. La raccomandazione di Albani è sempre la stessa da anni: «Quando possibile, laddove non si è in pericolo di vita, i cittadini si rivolgano al medico di famiglia, al distretto sanitario o agli ambulatori delle guardie mediche».