Pronto soccorso di nuovo pieno Albani: pochi medici in servizio

16 Aprile 2022

Allarme del primario, arrivi a getto continuo: nel pomeriggio di ieri c’erano 120 pazienti in fila  Elevati gli accessi anche nell’area Covid, alcuni malati sono in attesa da giorni di essere ricoverati

PESCARA. Pronto soccorso di nuovo preso d’assalto. Accessi continui, nell’ultima settimana, sia nell’area cosiddetta pulita sia in quella Covid, dove addirittura ci sono pazienti in attesa da giorni. Nel pomeriggio di ieri, si sono superate nella struttura le 120 presenze con il personale costretto a fare i salti mortali per sopportare una pressione di questo genere. Alle 16, vi erano una quarantina di persone in fila al pronto soccorso normale, 15 in quello Covid.
Un paziente in codice giallo ha dovuto aspettare più di cinque ore prima di essere visitato. Stessa situazione, giovedì e mercoledì. Per il primario Alberto Albani, l’alta affluenza che si registra dipende da più fattori, in primis dall’aumento dei contagi. Ieri Pescara è stata la città abruzzese con il più alto numero di casi. Se ne sono registrati 165. «Essendo i casi tanti», spiega, «aumenta l’impatto sugli ospedali. Stiamo assistendo a un lentissimo, ma progressivo incremento della pressione sulle strutture ospedaliere. Pressione che non interessa tanto le terapie intensive, quanto piuttosto i reparti Covid normali. Essendoci pochi posti e non avendo la possibilità di ricoverare, le persone finiscono per stazionare nel pronto soccorso. C’è da considerare che, rispetto alle prime ondate della pandemia, in cui avevamo solo pazienti Covid, abbiamo adesso anche tutti gli altri. Dobbiamo, quindi, gestire sia i Covid sia i no Covid e la situazione è pesante». E’ pesante perché fra l’altro il personale è sempre lo stesso. «Il problema», fa presente il primario, «è che non si trova proprio. Non si trova in tutta Italia. In Veneto è stato pubblicato un bando per 500 sanitari e hanno risposto appena in 30».
Non in ultimo c’è la questione dei posti letto per acuti che in generale sono pochi. «Non sono abbastanza», sottolinea Albani. «Basti pensare che la media europea è di 5,5 posti letto per 100mila abitanti e in Italia è del 2,8/3, quindi molto bassa. In Francia è del 6, in Germania dell’8». Per il primario, in ogni modo, affluenze elevate in pronto soccorso, nel periodo delle feste, sono diventate la normalità.
«E’ sempre stato purtroppo così. Poi a Pasqua e Pasquetta la situazione è ancora più difficile fra incidenti, malori e i medici di famiglia che non ci sono. Insomma», sottolinea, «ci sono una serie di fattori che incidono. E poi c’è da dire che in generale le persone preferiscono venire in pronto soccorso perché abbiamo la possibilità di fare accertamenti in maniera più completa. Arrivano qui in massa per avere delle prestazioni e poi si creano lamentele per le attese. Ricordo che ci sono dei codici e delle priorità. Domenica, ad esempio, è arrivato il ragazzo a cui avevano sparato e, per salvargli la vita, siamo stati tutti impegnati per quattro-cinque ore».