Pronto soccorso, il primario: «Venite solo per le urgenze»

29 Aprile 2020

Albani: incremento di accessi del 40%, così si rischia di infettare l’ospedale

PESCARA. Sono 1.313 i pazienti affetti da coronavirus visitati al pronto soccorso dell'ospedale di Pescara dall'inizio dell'emergenza, ai primi di marzo.
Di questi, 620 (in parte positivi ai tamponi, in parte negativi) sono stati dimessi e tenuti in osservazione a domicilio, 552 sono stati ricoverati nell'area Covid, 79 trasferiti negli ospedali di Chieti, Atri e altre strutture sanitarie del territorio. Sette i decessi.
Cinquantacinque pazienti, invece, hanno abbandonato il turno di attesa e sono andati via senza concludere le visite. È la conta dolorosa delle vittime e dei malati transitati nella fase 1 nel reparto di Emergenza-Urgenza guidato dal primario Alberto Albani, coordinatore della task force regionale sul Covid 19, che lancia un avvertimento nei giorni in cui al pronto soccorso stanno riaumentando gli accessi (no Covid ovviamente), anche a causa degli incidenti domestici: «La fase 1 non è ancora finita del tutto», ammonisce Albani, «non è il momento di abbassare la guardia. Al pronto soccorso ci si deve recare solo se inpericolo di vita o per ragioni potenzialmente a rischio, altrimenti ci si può rivolgere alla medicina territoriale», cioè ai medici di base principalmente, in attesa che tornino a essere operativi anche i distretti sanitari.
È chiaro il monito di Albani che arriva nel delicato passaggio alla fase 2 che inizierà ufficialmente lunedì 4 maggio: anche se ora «la sensazione è quella dello sciogliete le righe», tuona il referente regionale per le maxi emergenze sanitarie, «non è così, la situazione è ancora potenzialmente pericolosa. Alto è ancora il rischio che ci si possa infettare o che si possa portare il contagio all'interno del pronto soccorso», seppur sanificato regolarmente.
Ma le accortezze non bastano mai. Durante le fasi più concitate dell'emergenza, le code al pronto soccorso si sono quasi azzerate. La paura del contagio è stata più forte di qualunque altro malanno. Ora invece, si registra una inversione di tendenza. La «forte preoccupazione» del primario, come afferma lui stesso, è conseguenza del fatto che negli ultimi giorni sono tornati a salire i numeri degli ingressi al pronto soccorso, «un 40% in più», con file di pazienti che hanno fatto ricorso alle cure del personale sanitario per «incidenti domestici e stradali, traumi vari, malattie croniche. Il caso più eclatante e grave, invece, un tentato suicidio a Collecorvino».
Ammonisce ancora Albani: «Bisogna uscire il meno possibile e sempre dotati di dispositivi di sicurezza, altrimenti questa guerra non la vinceremo facilmente. Quindi, al pronto soccorso, per ora, ci si deve recare solo per ragioni serie e importanti, a rischio vita».
Nel dipartimento di urgenza sono stati effettuati i tamponi, le indagini tac polmonari, i test rapidi. Ed è stato organizzato il personale da inviare sul territorio per la sorveglianza sanitaria domiciliare.
Intanto proseguono spediti i lavori al Covid hospital (il vechcio ospedale al Palazzo rosso) tra via Rigopiano e via Paolini, che sarà dotato di 214 posti letto, di cui 174 per la degenza e 40 di terapia intensiva, da attivare gradualmente.
I primi 30 posti letto dovrebbero essere pronti entro il 13 maggio. Albani fa il punto anche sui lavori del nuovo pronto soccorso che in parte si sono fermati durante l'emergenza. «I locali della struttura sono pronti, mancano gli arredi. Ma se continuiamo a registrare il rallentamento del virus», assicura il primario, «a maggio potremo rifare i sopralluoghi nell'edificio e riavviare la gara per gli arredi. Speriamo di sciogliere presto il blocco e ripartire anche con il nuovo pronto soccorso. Senza nuovi intoppi potremmo anche inaugurare entro l'anno».
Intanto il manager della Asl di Pescara, Antonio Caponetti, sta pensando a una riorganizzazione dei dipartimenti sanitari. Dopo il trasferimento dei reparti Infettivi al Covid hospital, il sesto piano dell'ospedale (attualmente area Covid) sarà potenziato per ospitare principalmente i malati di Geriatria e Medicina.
Infine, il centralino del 118 in questi giorni è preso d'assalto dai cittadini che, allarmati, chiedono di poter fare i tamponi oppure, presi dall’ansia, cercano consigli per contrastare l'insonnia. È anche a centinaia di telefonate di questo tenore che il personale della centrale operativa sta rispondendo ogni giorno, oltre a tutte le chiamate per le emergenze e per interventi di routine legati a malori o incidenti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA