Pronto soccorso nel caos, 10 ore in fila

Il reparto invaso da centinaia di pazienti: i malati assistiti nei corridoi e anche nella sala per i raggi X. La rabbia dei familiari
PESCARA. Scoppia il Pronto soccorso dell’ospedale di Pescara: pazienti assistiti nei corridoi, parcheggiati anche nelle sale per fare i raggi X, costretti ad aspettare fino a 10 ore per una visita. Ieri, al Pronto soccorso è stata una giornata nera. Lo sanno i pazienti, più di 100 solo ieri, e lo sanno anche medici e infermieri.
Coda infinita. Per tutta la giornata, ci sono stati sempre oltre 50 malati in fila ad aspettare di essere visitati. Il Pronto soccorso, con un atrio di poche decine di metri quadrati, non ce l’ha fatta ad accogliere tutti. I familiari dei pazienti hanno documentato con i loro telefonini quello che è successo: una fila di letti nei corridoi, da una parte e dall’altra. Tra malati e familiari, il reparto è sembrato più un mercato che un Pronto soccorso.
Succede ogni anno. L’invasione di ieri non è una sorpresa ma una conferma: è quasi una tradizione dell’estate pescarese visto che ogni anno, nei mesi di luglio e agosto, quando la popolazione aumenta per la presenza dei turisti e quando la rete dei servizi sul territorio si allenta per le ferie di medici curanti e operatori dei distretti sanitari, il numero di accessi cresce a dismisura: sono i numeri a dire che Pescara è un Pronto soccorso da quasi 100 mila prestazioni all’anno. E, quest’anno, c’è una novità che contribuisce a rendere il quadro ancora più preoccupante: con i servizi tagliati negli ospedali di Penne e Popoli, gli afflussi sono aumentati ancora di più. Ieri c’è anche chi è arrivato addirittura da Ortona e ha raccontato che si è presentato a Pescara perché nella sua città il presidio ha subìto tagli ed è stato ridotto a punto di primo soccorso.
Dieci ore in attesa. Una giornata che definire drammatica non è affatto poco: ci sono pazienti, non gravi, che sono stati costretti ad aspettare anche 10 ore. Un disagio ancora più grave per i tanti anziani che hanno richiesto cure al Pronto soccorso saltando la filiera dei medici curanti e dei distretti sanitari. In questa situazione è montata la rabbia dei pazienti e dei familiari.
Lavori mai fatti. Il Pronto soccorso sconta l’assenza di spazi: i grandi lavori annunciati fin dal 2012 per cambiare faccia al reparto e allargarlo non sono mai partiti. Un appalto a ostacoli: nel 2014, tre anni dopo la fine del progetto, l’appalto da 1,4 milioni è stato assegnato a una ditta di Ravenna, la Arco, e a un’impresa di Casoli, la Di Carlo. L’inizio dei lavori, però, è sempre slittato.
Personale distrutto. Quella di ieri è una situazione che, a cascata, provoca disagi anche al personale, sia infermieri che medici: il sindacato Nursind denuncia che «qualcuno» vuole cambiare reparto perché lo stress cresce sempre di più e, nella confusione, aumenta anche il rischio di commettere errori.
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