Pronto soccorso preso d’assalto «Servono più posti letto e servizi»

Cesaroni (Tutela diritti del malato): Pescara e provincia hanno solo due posti per ogni mille abitanti Cerolini (federazione Medici): è il solito scaricabarile, mentre ci hanno lasciato soli a far fronte a tutto
PESCARA. «Per una popolazione di 320mila abitanti tra Pescara e provincia, la Asl ha due posti letto ogni mille abitanti. È questo e solo questo il motivo per cui i reparti scoppiano: non ci sono posti letto». Fiorella Cesaroni, vice presidente dell’associazione onlus Tutela dei diritti del malato interviene dopo il primario del pronto soccorso e del vice direttore sanitario dell’ospedale che proprio ieri, sul Centro, alla fine di una giornata da incubo per personale sotto stress e pazienti in attesa, si erano appellati ai cittadini a non intasare il pronto soccorso: «Chi non ha patologie croniche importanti si rivolga ai medici di base, primo filtro contro l’affollamento dell’ospedale» avevano indicato. Ma ad Alberto Albani e a Rossano Di Luzio, Cesaroni manda a dire: «Va bene affidarsi ai medici di base, ma in presenza di certe patologie il paziente finisce comunque in ospedale. E così come siamo attrezzati i posti non ci sono».
Non si stanca di ripeterlo Fiorella Cesaroni che da sempre si batte sull’argomento e che anche questa volta torna a insistere: «Bisogna farsi sentire con la Regione, perché se non si riesce a dotare la Asl di Pescara di altri posti letto, attualmente insufficienti rispetto alle esigenze della popolazione, bisogna comunque creare una serie di strutture di potenziamento dei distretti, strutture di comunità dove poter ricoverare il paziente senza portarlo in ospedale. È necessario attivare servizi sul territorio», va avanti, «che vadano verso la deospedalizzazione. Oggi non ci sono strutture alternative. È questo il punto. E allora che si potenzino i servizi domiciliari».
«Oggi c’è l’assistenza domiciliare integrata, è vero», continua Cesaroni, «ma questo per quanto riguarda l’aspetto infermieristico. Ecco, c’è bisogno anche della parte medica. È in questo senso che vanno potenziati i servizi domiciliari che poi sarebbero anche economicamente più vantaggiosi rispetto a una popolazione sempre più anziana e più bisognosa di cure». Un quadro tutto da rifare secondo la vice presidente dell’associazione, che ribadisce: «Bisogna aumentare i posti letto, soprattutto quelli delle aree mediche di Medicina e Geriatria oppure attivare servizi sul territorio, sennò siamo strozzati. Anche la soluzione di ricoverare i pazienti in altri reparti: chi li segue? Gli infermieri dovrebbero superare i livelli di standard previsti, per essere in grado di assistere anche pazienti di altri reparti. Ma attualmente non bastano più neanche gli infermieri».
Parla a nome dei medici di base, invece, Guido Cerolini, medico di base e segretario provinciale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) che rispetto a quanto sollecitato ai cittadini dai vertici della Asl e dal primario del pronto soccorso («rivolgetevi ai medici di base prima di intasare il pronto soccorso»), rimarca: «È il solito scaricabarile, i nostri pazienti sono consapevoli che questa non è la verità, noi facciamo tutto il possibile anche perché, dispiace dirlo, oggi come oggi con l’afflusso che c’è in ospedale bisogna essere fortunati per capitare in un momento di calma. La verità», sostiene Cerolini, «è che oggi il medico di base è un front-office che, da solo, deve far fronte a tutto. Anche a questo periodo in cui la copertura vaccinale avviata a novembre inizia a esaurirsi». Ma il problema, sottolinea Cerolini, è ben più ampio: «È necessario che, chi andrà a gestire la sanità a livello regionale si accorga che investire su ospedali con mega pronto soccorsi non è la panacea di tutti i mali come si è creduto finora. Piuttosto, bisognerebbe incentivare la creazione di cooperative mediche e infermieristiche capaci di fare davvero da filtro, come chiede la Asl, agli accessi al pronto soccorso. Cosa che al momento la Regione non consente».
Una soluzione, questa dei gruppi medici, che Cerolini sperimenta da 13 anni, «quando», spiega, «fu possibile creare a Pescara due associazioni mediche. Quella di cui faccio parte io con altri cinque colleghi, per un bacino di almeno 7.500 pazienti in zona Stadio, e l’altra in zona ospedale. Da allora non se ne sono avviate altre per motivi economici», spiega Cerolini, «ma si dimentica che la medicina di gruppo garantisce un’apertura dalle 8 alle 20, con personale di segreteria per le ricette e personale infermieristico. Ogni medico ha i suoi turni, ma è garantita l’apertura dello studio per 12 ore, con la condivisione degli archivi dei pazienti tra i vari medici. È anche questa una soluzione da valutare e su cui si potrebbe confrontare il nuovo assessore regionale alla Sanità».

