Protesta degli agenti del carcere: abbiamo paura delle aggressioni

In cento hanno manifestato davanti alla casa circondariale di San Donato per chiedere assunzioni, la riduzione delle ore di lavoro e maggiore sicurezza: «Siamo stressati da troppe ore di trincea»
di Cinzia Cordesco
PESCARA. «Ogni volta che apriamo le celle rischiamo di essere aggrediti, siamo pochi e in trincea per troppe ore. Abbiamo un carico di lavoro che ci pone in una condizione elevata di stress psicofisico». Hanno rivelato di «avere paura» i poliziotti penitenziari, un centinaio, che ieri mattina hanno protestato davanti ai cancelli dell'ex Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria di Abruzzo, Lazio e Molise e di fronte al carcere, per chiedere il potenziamento degli organici con nuove assunzioni, la riduzione delle ore dei turni, la possibilità di organizzare i giorni di riposo e le turnazioni delle ferie. E hanno denunciato il sovraffollamento carcerario «pari al 40 %, con il 15% di utenza con problemi psichiatrici».
In mano le bandiere delle sigle sindacali di riferimento, Osapp, SiNappe, Cisl-Fns, Uspp-Ugl, Fp-Cgil, Uilpa, Sappe, sventolate davanti ai politici che hanno manifestato solidarietà alla loro causa, il senatore di Forza Italia Nazario Pagano che ha promesso un’ interrogazione parlamentare e il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari che ha annunciato una visita ispettiva nel penitenziario pescarese (guidato da Lucia Di Feliciantonio) il 3 giugno prossimo alle ore 13. Pettinari ha reso noto che della questione si sta occupando anche il sottosegretario del M5s Gianluca Vacca.
A caratteri cubitali le sigle sindacali, coordinate da Marcello Ascenzo (Osapp), Rita Cericola (SiNappe), Enea Di Liberato (Cisl Fns) e Sabino Petrongolo (Uspp-Ugl), hanno scritto che «il lavoro delle guardie penitenziarie (comandante Nada Marrone) è una cosa seria, no ai dilettantismi». E poi hanno sciorinato i numeri del disagio: 118 unità in organico, tra cui 20 donne, contro i 167 richiesti per affrontare la mole di lavoro spalmato su «turni massacranti da 8- 10-12 ore contro le 6 ore» previste dalle norme contrattuali. Otto le ore «imposte in regime di servizio straordinario», hanno sottolineato le guardie che controllano 400 detenuti in una struttura che ne dovrebbe reggere meno di 300. La popolazione carceraria, età media 30-45 anni ma ci sono anche 18enni, è composta prevalentemente da tossici, 70 stranieri (nordafricani e dell'Europa dell'Est), 100 malati psichiatrici a cui aggiungono i 7 più gravi del reparto di salute mentale Atsm, 20 collaboratori di giustizia rinchiusi nei dipartimenti speciali. Manca «un reparto di prima accoglienza» per lo smistamento del flusso di ingresso. I detenuti fanno riabilitazione nei laboratori di teatro, sartoria, calzoleria, informatica, biblioteca e l’ istruzione scolastica è curata dai docenti del Manthonè. La Caritas fornisce indumenti e prodotti per l'igiene. Chiedono, le guardie carcerarie per bocca dei loro rappresentanti sindacali, nuove assunzioni per organizzare ferie («qualcuno di noi ha 110 ore da recuperare») e nell'elenco delle proposte hanno inserito «l'accorpamento del personale con orario di servizio dinamico e non nel posto fisso». Un mese fa l'ultimo tentativo di aggressione: «La paura c'è sempre, ogni volta che apriamo le porte delle celle», rivelano. Porte che, peraltro, presentano «una scarsa automazione», tale da costringere gli operatori ad usare le chiavi per aprirle e chiuderle.
PESCARA. «Ogni volta che apriamo le celle rischiamo di essere aggrediti, siamo pochi e in trincea per troppe ore. Abbiamo un carico di lavoro che ci pone in una condizione elevata di stress psicofisico». Hanno rivelato di «avere paura» i poliziotti penitenziari, un centinaio, che ieri mattina hanno protestato davanti ai cancelli dell'ex Provveditorato dell'amministrazione penitenziaria di Abruzzo, Lazio e Molise e di fronte al carcere, per chiedere il potenziamento degli organici con nuove assunzioni, la riduzione delle ore dei turni, la possibilità di organizzare i giorni di riposo e le turnazioni delle ferie. E hanno denunciato il sovraffollamento carcerario «pari al 40 %, con il 15% di utenza con problemi psichiatrici».
In mano le bandiere delle sigle sindacali di riferimento, Osapp, SiNappe, Cisl-Fns, Uspp-Ugl, Fp-Cgil, Uilpa, Sappe, sventolate davanti ai politici che hanno manifestato solidarietà alla loro causa, il senatore di Forza Italia Nazario Pagano che ha promesso un’ interrogazione parlamentare e il vice presidente del consiglio regionale Domenico Pettinari che ha annunciato una visita ispettiva nel penitenziario pescarese (guidato da Lucia Di Feliciantonio) il 3 giugno prossimo alle ore 13. Pettinari ha reso noto che della questione si sta occupando anche il sottosegretario del M5s Gianluca Vacca.
A caratteri cubitali le sigle sindacali, coordinate da Marcello Ascenzo (Osapp), Rita Cericola (SiNappe), Enea Di Liberato (Cisl Fns) e Sabino Petrongolo (Uspp-Ugl), hanno scritto che «il lavoro delle guardie penitenziarie (comandante Nada Marrone) è una cosa seria, no ai dilettantismi». E poi hanno sciorinato i numeri del disagio: 118 unità in organico, tra cui 20 donne, contro i 167 richiesti per affrontare la mole di lavoro spalmato su «turni massacranti da 8- 10-12 ore contro le 6 ore» previste dalle norme contrattuali. Otto le ore «imposte in regime di servizio straordinario», hanno sottolineato le guardie che controllano 400 detenuti in una struttura che ne dovrebbe reggere meno di 300. La popolazione carceraria, età media 30-45 anni ma ci sono anche 18enni, è composta prevalentemente da tossici, 70 stranieri (nordafricani e dell'Europa dell'Est), 100 malati psichiatrici a cui aggiungono i 7 più gravi del reparto di salute mentale Atsm, 20 collaboratori di giustizia rinchiusi nei dipartimenti speciali. Manca «un reparto di prima accoglienza» per lo smistamento del flusso di ingresso. I detenuti fanno riabilitazione nei laboratori di teatro, sartoria, calzoleria, informatica, biblioteca e l’ istruzione scolastica è curata dai docenti del Manthonè. La Caritas fornisce indumenti e prodotti per l'igiene. Chiedono, le guardie carcerarie per bocca dei loro rappresentanti sindacali, nuove assunzioni per organizzare ferie («qualcuno di noi ha 110 ore da recuperare») e nell'elenco delle proposte hanno inserito «l'accorpamento del personale con orario di servizio dinamico e non nel posto fisso». Un mese fa l'ultimo tentativo di aggressione: «La paura c'è sempre, ogni volta che apriamo le porte delle celle», rivelano. Porte che, peraltro, presentano «una scarsa automazione», tale da costringere gli operatori ad usare le chiavi per aprirle e chiuderle.

