Protesta in via Tavo «Demolire le case non cambierà nulla»

1 Agosto 2021

Pettinari (M5S) contro il progetto di trasferire gli inquilini «Sarebbe una farsa, qui servono telecamere e pattuglie»

PESCARA. «L’abbattimento del ferro di cavallo di via Tavo è uno slogan e servirà solo a spostare i delinquenti che vivono in quel complesso in altre case popolari, che siano quelle di via Lago di Capestrano, via Lago di Borgiano o via Rigopiano. Trasferire altrove chi usa quegli alloggi per commettere reati è una farsa». Il vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari, del Movimento cinque stelle, torna su un problema che ha sempre avvertito in maniera forte, quello del degrado del ferro di cavallo e di altre zone popolari dove sembra vigere la legge del più forte, come via Nora. E protesta per chiedere l’attenzione delle istituzioni che andrebbe declinata in una serie di azioni già sollecitate più e più volte, ma gli appelli di Pettinari sono sempre caduti nel vuoto. «Il 60% di questi appartamenti viene usato come botteghe di morte, per droga e armi. In queste case, dove si è anche ucciso, si fanno affari illeciti per centomila euro al giorno. Eppure qui non è stata mai installata una telecamera fissa, non è stata mai attivata una postazione di polizia fissa». Rivolgendosi a Regione e Comune Pettinari chiede che «vengano sgomberati gli occupanti abusivi e tutti coloro che usano la casa o altri locali per commettere atti criminali dopodiché», dice, «le case vanno riassegnate ai cittadini onesti». Il primo passo da compiere, sempre per il vice presidente del Consiglio comunale, sarebbe «un censimento capillare, per capire chi ha ancora i requisiti per occupare le case popolari del ferro di cavallo, per poi sbattere fuori chi ha un tenore di vita al di sopra delle proprie possibilità, perché questi appartamenti non possono essere occupati dai ricchi che vanno in giro con auto di lusso». In strada, con Pettinari, ieri c’erano alcuni cittadini che condividono le sue battaglie mentre tutti gli altri sono rimasti in casa, dietro alle finestre che guardano su via Tavo, dove abbondano – dentro e fuori dal ferro di cavallo – sporcizia e rifiuti ingombranti. C’erano anche la sorella e la madre di Simona Patané, morta a 46 anni all’inizio di luglio. Si era battuta, a fianco a Pettinari, per risollevare dal degrado l’area che va dai palazzi Clerico fino a casa sua, che si trova in via Tiburtina. Una zona verde che ciclicamente si trasforma in un accampamento, con tanto di tende, di tossicodipendenti che «si spogliano e si bucano all’aperto, sotto gli occhi dei bambini che non dovrebbero ad assistere a scene del genere e che hanno paura», dicono i parenti di Patané facendo notare che anche l’area della ex casa cantoniera è un rifugio di sbandati. «Non va meglio in via Nora, che sta diventando la seconda piazza di spaccio dopo il ferro di cavallo», ha detto un’altra donna. «Insomma qui non cambia nulla e le persone per bene non ce la fanno più»: questa la sintesi di Pettinari.