Quando cominciò a studiare piano con Don Crisman a Prosecco
Si intitola “Trieste” il testo del 1991 che chiude il volume “La rabbia in smoking”. Ma Trieste sono io, con le mie nevrosi, con i miei livori senili, con le mie idiosincrasie, col mio usare l’italia...
Si intitola “Trieste” il testo del 1991 che chiude il volume “La rabbia in smoking”.
Ma Trieste sono io, con le mie nevrosi, con i miei livori senili, con le mie idiosincrasie, col mio usare l’italiano come lingua scolastica, non madre.
E dire che per metà sarei laziale, Perché mio padre approdò a Trieste con le truppe “irredentrici” del 1918.
E il cognome Luttazzi (in passato Lutazi) (cfr. Lutazio Catulo - Battaglia delle Egadi - Guerre Puniche) è così latino che di più non si potrebbe.
Trieste vuol dire i ricordi cocenti, quelli che si annidano per sempre nel plesso solare, nelle budelle di un bambino, specie se ossessionato da un sistema nervoso precario.
Trieste vuol dire il flash back di mia madre che singhiozza sul letto: «El jera bon, el jera tanto bon!». E di Lelio di tre anni e mezzo che in quel momento apprende che quel ventottenne papà “romano” finora appena intravisto tra un ricovero e l’altro nell’ospedale istriano questa volta non tornerà più.
E i quattro anni di Prosecco, scolaro di mamma - maestra, unico maschietto in mezzo a quaranta contadinelle slovene.
E la quinta elementare in città, col maestro Costelli (Kunstel, inverosimilmente zio di Bobby Solo, come mi assicurerà quarant’anni più tardi quest’ultimo) ancora primo della classe. Ma poi, fin dalla Prima Ginnasio (Petrarca), l’inizio di un crescente, istintivo rifiuto alla memorizzazione e alla concentrazione. E, malgrado tutto, l’imprescindibile dovere di portare a casa ogni anno la media del sette, affinchè mamma potesse fruire del 50 per cento di sconto sulle tasse scolastiche. Però, a costo di quali fatiche, di quali sofferenze!
Questa, la mia Trieste. E, rifacendo un salto indietro, le poche lezioni di piano a prosecco, col parroco Don Crisman.
E un secondo tentativo in concomitanza con la terza ginnasio, con la professoressa Pissek-Vidali che pretendeva di portarmi al “Licenzino” di quinto anno in sei mesi!

