Quando Miss Italia aveva guance paffute e sognava le Olimpiadi

19 Settembre 2016

Rachele Risaliti oggi è la più bella di tutte. Ma da bambina era una campionessa di ginnastica ritmica e... una dormigliona

di ILENIA REALI

No, Rachele non è sempre stata così. La bella pratese che ha conquistato la corona di Miss Italia e che con i suoi occhioni azzurri ha conquistato il Paese è stata anche grassoccia. E per un periodo di tempo nella sua vita ha fatto principalmente due cose: dormire e mangiare. Si potrebbe cominciare col dire che Rachele Risaliti è nata e cresciuta come se fosse già una principessina, che è stata una bimba buona e brava a scuola e che ha perfino vinto titoli su titoli con la ginnastica ritmica.

Ma, per cominciare si racconterà un'altra storia. Quella della sue imperfezioni. È nata di 3 chili e 700 grammi. A un anno pesava già 11 chili. Ed era tutta “gote”. Due enormi guanciotte su una faccia tonda come una luna. Perché nei primi anni della sua vita la nostra Miss Italia non ha fatto altro che mangiare. Buffa e placida, con le sue manine cicciute, raccattava tutto quello che le veniva messo nel piatto e che trovava in giro. «Mangiava e dormiva», racconta mamma Monica. «Era una mangiona, fagocitava tutto e poi, buonissima, si addormentava».

Un cicciobello da finire di morsi, che solo gli occhi di fini intenditori avrebbero però potuto capire che da quel bruco sarebbe nata una splendida farfalla. Diciamolo, brutta non è mai stata. Ma a colpire di più quando era bambina è sempre stata quella sensazione di pace interiore che riusciva a trasmettere. «Anche se, va detto, era spesso nel posto sbagliato al momento sbagliato», racconta la mamma. E con quella testa un po' tra le nuvole le capitava sempre qualcosa. Immaginatela intorno ai 4 anni, già snellita e con il viso che l’ha resa la più bella d'Italia, a leggere un libro sotto un albero. Lei, il suo librino, il sole, i giardinetti, i suoi sogni e una bella pedata stampata in fronte e piovuta da una delle gambe di un gruppo di coetanei che giocavano a karate. Trauma cranico. O quella volta che correndo è inciampata andando a stampare la fronte su una panchina dei giardini. Sangue a catinelle e una cicatrice che ancora si intravede. Era però una bambina modello. Ma dormiva, dormiva così tanto che i suoi genitori per aspettarla erano sempre in ritardo. Quando non andava a scuola era difficile tirarla fuori dal letto prima di mezzogiorno e anche adesso, chi la conosce, giura che tra i mille impegni da Miss la cosa che le manca di più sono le dormite. Anche di dieci ore per notte. Rachele, se fosse un'auto, sarebbe un diesel.

È applicazione e costanza. Lo è sempe stata. Nella vita quotidiana e nei sentimenti. Ha fatto ginnastica ritmica per molti anni. Quando frequentava le medie e le elementari si divideva tra la mattina a scuola e il pomeriggio in palestra. E forse proprio lo sport a livello agonistico (si allenava con la medaglia d'oro Marta Pagnini) l'ha resa così determinata, ma brava anche ad accettare le sconfitte. «V. ide in tv delle ginnaste - racconta il babbo Stefano - e ci chiese di poter andare in palestra. Ha vinto titoli nazionali. È sempre stata brava anche se non è riuscita ad arrivare alle Olimpiadi».

«Era il suo sogno - interviene la madre - ma poi un problema alle ginocchia ha bloccato la sua carriera. Ma è lì che ha imparato che se ci si ferma, si può sempre ripartire. E dopo una gara ne arriva un'altra che si può vincere».

La gara di Miss Italia inizialmente non voleva giocarla. Ancora oggi non sa chi l'ha iscritta al concorso. È probabile sia stato il gruppo delle amiche. Di essere bella lo sapeva da tempo anche se non dava molto a vederlo circondata da coetanee che si porta dietro da sempre. Aveva già lavorato come modella. Più per fare qualche soldo che pensando a una vera e propria professione. Del resto alle scuole superiori frequentava il liceo scientifico di Prato “Copernico” e chi l'ha fatto sa che lo studio lascia poco spazio per altro. Rachele era una buona studentessa, con il metodo e l'applicazione della sportiva è sempre stata promossa anche se non era la prima della classe. È stata molto più brava dopo, al Polimoda, dove adesso è al secondo anno è ha la media del 28. Ha accettato di partecipare a Miss Italia convinta che le sarebbe stato utile. Al di là della corona e dello scettro, più per fare un po' di esperienza nel mondo dello spettacolo e della moda dove lei, da grande, vorrebbe lavorare. Ma dietro le quinte. Ed è con l'università e con il quasi contemporaneo trasloco della madre, che ha preso a frequentare un po' più spesso Firenze. È su questo che arriva forse il dolore più grande anche se trasformato in un punto di forza. »Rachele vive da pendolare un po' da me a Firenze - riferisce la madre - un po' dal padre a Prato. Si divide tra due famiglie. «Sarebbe falso dire - aggiunge - che con la separazione dei noi genitori non abbia sofferto, aveva tre anni. Ma noi siamo stati bravi, dobbiamo riconoscercelo, e lei ha saputo prendere il meglio».

Rachele ora ha infatti un babbo, una mamma, una vice mamma e un vice babbo. I compagni dei suoi genitori la vivono entrambi un po' come la loro figlia. «E a lei - commenta il babbo Stefano - guai a toccarle Cri Cri e Steccio». Per la finale erano tutti e quattro a fare il tifo per lei. I genitori delle altre candidate li guardavano strano mentre cenavano tutti insieme, e tutti commossi, per quella ragazza tanto bella e affettuosa con cui condividono le loro vite. «È la mia Cippa Lippa», commenta orgoglioso il babbo. Cippa Lippa è il soprannome che le ha dato fin da piccina. Come il Lecca Lecca. Dolce e divertente. Brava, dolce, ubbidiente. Ma anche un bel tipino. «Se dice una cosa non torna indietro».

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