Quando Nobile urlò a Ciarelli: «Che cosa hai combinato?»
Il 7 maggio 2012, una settimana dopo l’omicidio, Mimmo Nobile, uno degli ultrà presente al momento del raid dei rom in via Polacchi la sera del primo maggio, decide di raccontare tutto alla squadra...
Il 7 maggio 2012, una settimana dopo l’omicidio, Mimmo Nobile, uno degli ultrà presente al momento del raid dei rom in via Polacchi la sera del primo maggio, decide di raccontare tutto alla squadra Mobile. Per prima cosa precisa: «La notte del 2 maggio, nell’immediatezza dell’omicidio del mio amico Rigante Domenico, ero fortemente scosso ed ho riferito, anche per paura di ritorsione, di non essere in grado di riconoscere in volto gli aggressori. In realtà ho ben visto alcuni dei soggetti, in particolare quello che teneva in mano la pistola e che conosco da alcuni anni come Ciarelli Massimo. Questi, appena sono uscito dalla camera a seguito degli spari e delle urla, l’ho notato che impugnava l’arma ed era ancora accovacciato accanto a Rigante Domenico con la pistola puntata verso un fianco. Il Ciarelli appena mi hanotato si è alzato, si è rivolto nei miei confronti e ha esclamato “non lo uccido solo perchè ci sei tu”. Io avendo notato che Rigante Domenico, sdraiato a terra, iniziava a sanguinare gli ho urlato frasi del tipo “cosa hai combinato” per poi spintonarlo verso l’uscita. Nel frattempo ho anche notato un altro zingaro, alto circa un metro e 75 circa, capelli scuri e corti, barba incolta, il quale impugnando un casco colpiva con forza il povero Rigante Domenico alla testa, nonostante era a terra e non si muoveva. Vi era un altro ragazzo rom, che non saprei descrivere ulteriormente, il quale, dopo che io avevo cacciato di casa Ciarelli Massimo, tornava indietro e avventandosi contro di me mi minacciava dicendomi «Vi dovete fare i fatti vostri».
Due anni e mezzo dopo, lo stesso Nobile, alla vigilia del processo di secondo grado ai Ciarelli, scrive al Centro per dire pubblicamente:«Non ho intenzione di giustificare un atto che ritengo eccessivo, la morte a livello affettivo è irreparabile, però voglio dire che quella sera si è consumata una disgrazia. (...)Questa non è una giustificazione per chi è responsabile di quella tragedia, ma credo che non vi fosse intenzione di uccidere, anche perché quella sera fu sparato un solo colpo al mio amico Domenico e non posso dimenticare le parole di Massimo Ciarelli che a me si rivolgeva dicendo che per questa volta era solo una lezione (...)».

