Quando si partiva con la Tiziano: oggi la nave è in Africa

L’imbarcazione inaugurata nel 1971 dal presidente Leone illumina ancora i ricordi di diverse generazioni di pescaresi
PESCARA. Un’epopea lunga cinquant’anni, in un clima carico di aspettative e di progresso. Un’impresa coraggiosa e lungimirante, quella dei collegamenti marittimi tra Pescara e la Croazia, che nemmeno la lacerante guerra nei Balcani riuscì a interrompere. Un’iniziativa che racconta di una Pescara fortemente proiettata verso l’altra sponda dell’Adriatico e verso un ruolo di primo piano nello scenario nazionale dei trasporti marittimi. Prima, nel 1966, con il piccolo traghetto Egadi. Poi, dal 1971, con l’ingresso nel porto canale della splendida motonave Tiziano dagli arredi in legno, dalle cabine di lusso e dai dipinti dei pittori rinascimentali alle pareti delle aree comuni. Un gioiellino che oggi è fuori standard, venduta dalla Jadrolinija prima a una compagnia della Turchia e poi giunta in Africa, precisamente in Guinea equatoriale. I testimoni la descrivono abbandonata in un cantiere, in attesa della demolizione, dopo che per qualche tempo è stata ormeggiata con il nome “Asaba 2” nel porto della capitale Malabo, sull’isola di Bioko.
LA STORIA. «L’idea di aprire il porto di Pescara ai traffici passeggeri testimonia della vivacità imprenditoriale, politica e culturale dell’epoca», racconta Bruno Santori, oggi direttore del porto turistico Marina di Pescara e allora, ancora bambino, testimone diretto dell’avvio dei collegamenti tra Pescara e Spalato. Suo padre Luigi, infatti, fu uno dei pionieri dello sviluppo dello scalo commerciale intorno agli anni ’60 oltre che titolare dell’agenzia marittima locale. «Pescara cominciava a registrare un sensibile incremento di turisti», ricorda Santori andando indietro nel libro dei ricordi, «grazie a una fiorente industria della balneazione e ai primi alberghi sorti tra Pescara, Montesilvano e Francavilla. Il porto ricostruito nel dopoguerra, con lo scopo principale di assolvere alle funzioni di canale di approvvigionamento per il polo chimico e industriale della Val Pescara, assumeva un ruolo primario nei traffici regionali». Come ricorda Santori, tra i primi a esplorare le sponde frontaliere ci fu il giovane giornalista Romano Di Bernardo che affrontò la traversata da Pescara a Spalato a bordo di un’imbarcazione da diporto. L’impresa ebbe un’eco fortissima, al punto che furono avviate iniziative politiche e culturali spalleggiate anche dalla Camera di commercio, finalizzate all’istituzione di una tratta fissa.
IL RUOLO DI NATALI. I collegamenti marittimi con la Jugoslavia in quegli anni erano già attivi da Ancona e Bari, sovvenzionati dal Governo in virtù della loro funzione strategica e diplomatica, poiché ritenuti servizi marittimi di preminente interesse nazionale. «Ma il porto di Pescara», evidenzia Santori, «costruito nel 1911, non era altro se non due moli guardiani posti alla foce del fiume, attrezzati con banchine di ormeggio e piazzali di servizio. Fu determinante il ruolo dell’abruzzese Lorenzo Natali, allora ministro della Marina mercantile, per stornare i fondi e gestire la concessione. La tratta, attiva nei soli mesi estivi, fu affidata alla piccola motonave Egadi: un’imbarcazione che a vederla oggi vengono i brividi. La traversata durava 12 ore, a bordo potevano salire fino a 300 passeggeri e circa 30 auto».
IL PRIMO VIAGGIO. Il giorno del primo viaggio Pescara-Spalato, il 23 giugno 1966, il senatore Zugaro De Matteis richiamò l’aulica definizione della città data dal ministro Natali: «Città aperta verso l’ampio mare, verso liberi scambi e coraggiosi confronti». Nella cerimonia di inaugurazione fu rilanciata la necessità di un porto in grado di assecondare la vocazione commerciale e turistica della città.
Il collegamento, partito in via sperimentale, fu confermato anche negli anni successivi, tanto da indurre la compagnia “Linee marittime dell’Adriatico” a commissionare la costruzione di un nuovo traghetto disegnato su misura per le caratteristiche strutturali dello scalo pescarese. Dati i fondali già allora limitati e l’assenza di banchine perpendicolari, infatti, la nuova motonave fu dotata di un portellone laterale che le permetteva di ormeggiare affiancata nel porto canale, in tutte le condizioni di marea. Così nel 1971, dopo uno sfarzoso varo alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Giovanni Leone, il nuovissimo traghetto Tiziano, 101 metri di lunghezza per 16 di larghezza, andò ad affiancarsi alle consorelle Tintoretto e Mantegna, già in servizio in Adriatico, per collegare da maggio a ottobre le città di Pescara e Spalato. «Si aprì una nuova stagione per l’economia locale», rimarca Santori, «la nave poteva trasportare 800 passeggeri e 90 veicoli, compresi i camion». Ma soprattutto la Tiziano entrò a far parte dell’immaginario collettivo e dei ricordi di diverse generazioni di pescaresi. «Agli occhi di un bambino della mia età», prosegue il direttore del Marina, «quella nave era qualcosa di stupefacente: salivi a bordo e ammiravi le pareti con le riproduzioni dei dipinti di Tiziano, le decorazioni con i motivi rinascimentali, le suite, le poltrone in pelle e gli arredi in legno. Ti ritrovavi catapultato in una dimensione magica. Ricordo il clima di quegli anni, l’ottimismo e la percezione che tutto fosse possibile. Una sensazione che si interruppe con i primi colpi sparati nei Balcani nel 1991».
LA GUERRA NEI BALCANI. Alla compagnia “Linee marittime dell’Adriatico” subentrò dal 1979 al 1991 la “Adriatica navigazione” che ebbe delle sovvenzioni dallo Stato per rinnovare la flotta e dismettere le vecchie navi. La Tiziano, insieme alla Tintoretto, venne venduta alla compagnia croata concorrente Jadrolinija e tornò a Pescara solo nel 1994 con il nome di Ivan Zajc. «I viaggi continuarono anche durante la guerra», prosegue Santori, «i mezzi tornavano pieni di croati che raggiungevano parenti e amici in Europa. Nel 1994 mettemmo insieme una cordata di imprenditori locali per finanziare un’altra linea e riportare il collegamento in estate. L’operazione fu ripetuta nel 1996 e per qualche stagione dal 2005». L’ultimo viaggio Pescara-Croazia risale al 2016 con la Snav. Da allora il porto attende quegli interventi strutturali in grado di riportare i fondali agli antichi fasti e tornare così ad attrarre le grandi compagnie di navigazione.
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