Quaranta dame di carità al servizio dei poveri

Viaggio nella struttura della Caritas gestita dalle signore di San Vincenzo Caffè, docce calde e panni puliti per gli ospiti. Assistenza anche in ospedale
PESCARA. Quando arrivano alle docce di via Gran Sasso, intirizziti dal freddo della notte, dopo aver dormito all'addiaccio o su giacigli di fortuna, hanno le barbe ispide e lo sguardo perso nel vuoto. Sono stanchi e affamati. Entrano nella piccola stanza accolti dagli angeli della carità, prendono il numeretto e forniscono il loro nome da annotare su un registro, bevono una tazza di caffè fumante accompagnati da biscotti secchi e poi attendono il loro turno per fare una doccia calda.
Sul tavolo, allineati accanto a un’enorme caffettiera, piccoli bicchieri di plastica ricolmi di sapone liquido e rasoi per la toilette e sulle sedie una pila di asciugamani freschi di bucato. Al centro di accoglienza di via Gran Sasso, aperto cinque anni fa, concesso dal Comune in comodato alla Caritas presieduta da don Marco Pagniello e gestito dalle signore di San Vincenzo, i poveri sono ben accolti, sbarbati, nutriti e curati. Solo «a certi accattoni viene rifiutata ospitalità perché sulle strade guadagnano ogni giorno tanti soldi e non hanno bisogno del nostro servizio», spiega Silvana Martini, presidente del sodalizio vincenziano, quaranta volontarie, che operano tra Pescara e Montesilvano.
La struttura, denominata Siloe (come le piscine del biblico re Ezechia) è separata da un cancello dal dormitorio comunale dove vivono i rifugiati, sempre gestito dalla Caritas.
Nel retro, un cortile ospita un casotto di legno (donato dal Lions club di Pescara) stracolmo di indumenti, tute, intimerie, pigiami («che portiamo in ospedale quando qualcuno si ammala») scarpe e maglie.
Una sorta di grande armadio al coperto, zeppo di abiti di ricambio donati dai vari benefattori e provenienti anche da una sede di raccolta di fronte alla chiesa del Rosario di via Cavour a Pescara.
Martini lancia un appello alle istituzioni: «Stiamo troppo stretti qui, fino a cinque anni fa avevamo uno spazio di 300 metri quadrati in via Saffi, poi ce lo hanno tolto. Adesso abbiamo assoluta necessità di un altro locale più ampio».
Il servizio docce è aperto il lunedì e il giovedì dalle 6,30 alle 11 e ogni giorno vi transitano 40-50 persone, di ogni nazionalità, che vengono accolti dai sei volontari in servizio a rotazione, tra cui Mario Ucci, insegnante in pensione alle medie di Sambuceto, e Claudia Niro, assistente sociale del Don Orione. Dopo essersi rasati e la doccia, gli indigenti lasciano i panni sporchi dentro piccole cassettine numerate, su alcune si leggono anche i nomi degli habituè.
Gli indumenti vengono prelevati dai volontari, lavati, piegati e riposti nelle piccole urne. Qualcuno di loro spinge il bottone della lavatrice da solo o lava la macchinetta del caffè alla minuscola fonte posta all'ingresso che viene usata anche dal "barbiere" Piero, il quale si affaccia una volta a settimana al centro docce e taglia i capelli a chi lo desidera. Poi se ne torna in centro a fare il parcheggiatore abusivo. Le vincenziane mettono a disposizione dei loro ospiti anche un "buono scarpe" per acquistare le calzature in un negozio convenzionato nei pressi di piazza Duca degli Abruzzi. I costi del centro Siloe, una struttura che non supera i settanta metri quadrati di superficie, ammontano a otto euro ogni doccia, tra saponi, shampoo, lamette e bagnoschiuma. Le grandi lavatrici sono state acquistate per 15 mila euro con i fondi di un progetto ministeriale. Le vincenziane ringraziano «un benefattore di Castel di Sangro che due volte l'anno arriva con un grosso camion e scarica numerosi sacchi di indumenti e scarpe». «Noi non incentiviamo la povertà», puntualizza Martini, «noi aiutiamo queste persone a riprendersi la loro vita e li spingiamo a cercarsi un lavoro».
E racconta la storia di «un ragazzo di buona famiglia di Cassino, 35 anni. Era dipendente dall'alcool, a Pescara viveva da sbandato. Noi gli abbiamo dato ospitalità e libri per studiare, si è rimesso in carreggiata, è tornato in famiglia e ora sta bene».
Pasquale Di Giovanni, 41 anni, proviene da Barletta, è separato dalla moglie da cinque anni e da due non vede i suoi figli, un maschietto e una femminuccia di 12 e 10 anni. Nella sua città faceva il magazziniere e a Pescara gira «tutto il giorno per trovare un lavoro che nessuno mi dà. Eppure io sono giovane e forte, potrei fare anche mestieri pesanti. Cammino tanto anche grazie alle scarpe antinfortunistica che mi hanno regalato». Nichita Viorel, ha 63 anni, parla lo spagnolo e il romeno. E' in Italia da tre mesi, dopo aver vissuto a Caracas per qualche mese. In Romania, suo Paese natale, faceva il macchinista delle ferrovie. Ha perso il lavoro e con esso moglie e due figli di 44 e 35 anni: non li vede da un anno. Ha 30 anni e lo chiamano scherzosamente Cinciullà, «l'unico cinese che vive per strada».
«Qui», conclude Martini, «i senzatetto sono accolti con amore e loro si sentono a casa». Però, ribatte, «abbiamo bisogno di una casa più grande». Per contattare la responsabile delle vincenziane, basta telefonare al numero 3498134056.
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