Quell’esplosione con tre vittime nel 2021

Lunga scia di precedenti sui luoghi di lavoro: dagli operai precipitati dal tetto agli incidenti in fabbrica
PESCARA. Si chiamano morti bianche, ma di candido non hanno nulla, anzi sono morti che si tingono del nero più nero che c’è. Una strage silenziosa e senza fine di uomini, donne, giovani lavoratori, stritolati, schiacciati, precipitati, morti nelle fabbriche e nei cantieri in una spaventosa sequenza di tragedie spesso causate dalla mancanza di controlli, dalla fretta di appalti continuamente al ribasso, dalla violazione delle più elementari norme di sicurezza. Dall’inizio dell’anno, ben dodici le persone morte di lavoro e 11mila le denunce di infortunio, solo in Abruzzo, regione dove gli incidenti sono aumentati del 66% nei primi quattro mesi dell’anno.
La lista è lunghissima. Il 23 ottobre scorso Luca Di Virgilio, operaio aquilano di 56 anni, cadeva da un balcone, precipitando per dieci metri in un cantiere della ricostruzione post-sisma a Leonessa, in provincia di Rieti. Un mese prima, il 28 settembre, a Guardia Vomano, un operaio 52enne di Bisenti, Roberto Scipioni, si schiantava dal lucernaio di un tetto dove installava pannelli solari, appena qualche giorno dopo che a Mosciano Sant’Angelo era morto Tonino Fanesi, 49enne di Giulianova rimasto stritolato dal macchinario che stava riparando in una fabbrica. Aveva 57 anni, invece, Daniel Dragomir e lavorava in un villaggio turistico a Punta Penna, a Vasto: il 24 luglio è stato schiacciato dal peso della golf car che stava guidando e che gli si era rovesciata addosso.
La lista della vergogna si allunga, tanti gli incidenti anche lo scorso anno: tra le tragedie più gravi, quella avvenuta il 18 giugno a Ortona dei Marsi, dove Antonio Cicchetti, 59enne celanese, è finito sotto l’autogru con cui si era ribaltato in un fossato. E ancora, marzo 2021: due, questa volta gli operai a restare sepolti sotto le macerie nel crollo di un tetto a San Pio delle Camere, il 41enne romeno Cristian Susanu e il 61enne macedone Dzevdet Uzeiri. E il finale avrebbe potuto essere anche più tragico se altri tre colleghi, un teramano e due albanesi di 54 e 35 anni, non fossero riusciti a mettersi in salvo prima che la struttura collassasse. Sempre a marzo, questa volta a Paglieta, Marius Ovidiu Florean Marginean resta sepolto sotto il cumulo di terra scavato per la realizzazione di un tratto di fogna. E risale al 3 febbraio 2021 uno degli incidenti più gravi: lo scoppio, a Casalbordino, nello stabilimento Esplodenti Sabino, che ha causato la morte di tre operai, tutti del Vastese: Paolo Pepe, 45 anni di Pollutri, Nicola Colameo, 45 anni di Guilmi e Carlo Spinelli, 54 anni di Casalbordino, morti di lavoro in uno dei più gravi incidenti della storia abruzzese.

