Quelle 3mila firme per sostenere la Laad

28 Gennaio 2017

PESCARA. Quando nel giugno del 2009 una sentenza del Tar revocò l'affidamento del parco Villa Sabucchi alla Laad di Gianni Cordova, i pescaresi risposero con circa 3.000 firme raccolte in una...

PESCARA. Quando nel giugno del 2009 una sentenza del Tar revocò l'affidamento del parco Villa Sabucchi alla Laad di Gianni Cordova, i pescaresi risposero con circa 3.000 firme raccolte in una manciata di giorni. Genitori, anziani, insegnanti e professionisti non ci pensarono due volte nel sostenere la battaglia portata avanti con convinzione e dedizione dal padre pescarese della lotta alla droga. Un percorso faticoso e complesso, fondato sul recupero terapeutico e sul reinserimento sociale all'interno della comunità. Un lavoro silenzioso e laborioso, a pochi passi dalla palazzina gioiello in viale Bovio donata in comodato d'uso gratuito dall'imprenditore Pietro Barberini nel 1999. In pochi anni i ragazzi in terapia erano riusciti a trasformare un'area ostaggio di vandali, sporcizia e siringhe, in un luogo sicuro, ricco di attività culturali e ricreative. Perché, come insegnava Cordova ai suoi giovani, l'integrazione con il mondo esterno e il rapporto profondo con la cittadinanza costituiscono i capisaldi della comunità urbana di recupero dalla tossicodipendenza. E la gestione di Villa Sabucchi ne è la rappresentazione tangibile. Otto anni fa, ci fu bisogno di uno sciopero della fame da parte di Cordova e di una sollevazione popolare per convincere l'ex sindaco Luigi Albore Mascia a firmare una nuova convenzione con la Laad per non interrompere il cammino socio-educativo dei ragazzi e accogliere così la richiesta di affidamento temporaneo del parco pubblico. Un accordo che si rinnova ancora oggi, forte di un legame profondo tra l'associazione e la città. Come nel 2012, quando durante l'emergenza neve i giovani ospitati in viale Bovio hanno aiutato i tecnici del Comune a liberare le strade bloccate dal ghiaccio e hanno portato cibo e medicine a chi non riusciva a muoversi da casa, come in una sorta di portierato sociale.

«La perdita di Gianni è un duro colpo», evidenzia l'imprenditore Lorenzo Barberini, vice presidente della Laad e figlio di Pietro, «siamo legati da un affetto fraterno. Ci siamo incontrati pochi giorni fa. Lui cercava di farsi forza e, come sempre, mi ha parlato dei problemi dei suoi ragazzi. Gianni ha speso la sua vita per realizzare il sogno di una comunità terapeutica. Noi, con la fondazione di famiglia e con l'aiuto della figlia Margherita e di sua moglie Vera, faremo il possibile per continuare a portare avanti questa eredità, ma senza il suo apporto sarà difficile». L'aneddoto della donazione della sede in viale Bovio lo racconta a fatica «perché certe cose è bene farle in silenzio». «Gianni e mio padre si conobbero diversi anni fa. Hanno immediatamente simpatizzato e poi, senza un motivo preciso, decidemmo di mettere a disposizione l'immobile. Il contratto di comodato d'uso gratuito ha una durata di 99 anni. Eravamo già adulti quando è stato siglato. Ricordo che ci siamo detti: cerchiamo di farcela, sempre con l'aiuto di Dio».

Ylenia Gifuni