«Questo edificio è vecchio Abbiamo paura che crolli»

12 Luglio 2017

Tre inquiline di via Buozzi chiedono all’Ater di fare subito i controlli di staticità «Ci viviamo da 54 anni, l’azienda si fa vedere solo quando c’è da pagare l’affitto»

PESCARA. «Vogliamo che l'Ater venga a controllare la stabilità della palazzina, non siamo più tranquilli. Dopo gli sgomberi a via Lago di Borgiano, anche noi abbiamo paura di finire per strada». È l'appello alle istituzioni di Anna Rachele Palestini, Angela Castellano e Giovanna Santilozzi, 83, 66 e 70 anni, tre inquiline residenti da mezzo secolo nella palazzina al civico 42 (gemella del civico 44) di via Bruno Buozzi, zona portuale della Madonnina.
Ci tengono a spiegare che sono mogli e figlie di pescatori e che le case sono state acquistate o affittate dai loro padri e dai loro mariti. L'esterno della palazzina di 4 piani, 16 famiglie, quasi tutti anziani e 4 disabili , è fatiscente, sembra quasi che caschi a pezzi. Ma quando entri dentro, ti accoglie un buon odore di pulito, i muri ridipinti di verde acido, le prese della corrente elettrica rimesse a nuovo, le scale tirate a lucido.
«Qui facciamo tutto noi, sistemiamo e puliamo perché l'Ater si fa vedere solo quando ci consegnano le bollette delle riparazioni delle fogne da pagare. No, anzi, gli operai sono venuti anche a montare il montascale per i disabili, ma questo attrezzo parte solo se gli dai una spinta e il rumore è assordante», spiega Anna Rachele, la decana della famiglia Palestini, tre generazioni di pescatori (capostipite Francesco Palestini) raccontate dal grande murale del porto di Termoli che occupa tutta la parete in cucina, 13 figli (la maggiore ha 64 anni), 30 nipoti e 21 pronipoti. Il suo appartamento, affittato 54 anni fa, è uno dei più grandi. «Dove avrei messo i figli, sennò?», afferma. Da un cassetto tira fuori il contratto di affitto dell'ex Iacp (istituto autonomo case popolari) adesso Ater, porta la data del 12 luglio 1963 quando ancora si pagavano 12.200 lire. «Vuole sapere come ho preso questa casa? Grazie a Spataro», rivela Anna Rachele. Un giorno di tanti anni fa, Giuseppe Spataro, politico vastese, si trovava a Pescara. La donna si trascinò dietro tre dei sette figli e lo raggiunse furibonda al Comune. «Non me ne vado da qui senza una casa. Spataro mantenne le promessa», racconta. Poi spalanca la finestra che dà sul ponte del Mare. Un panorama mozzafiato a 39 euro al mese. Ma non è tutto oro quello che luccica. Giovanna Santilozzi è la sorella di Marilena, disabile da quando era bambina. Per poter uscire di casa deve salire a bordo dell'elevatore. Che quando parte dal quarto piano fa un gran rumore e sveglia tutto il palazzo. «E quando scende, tocca le scale che sono tutte sbeccate. Non solo», afferma, «ogni tanto si ferma e gli devo dare un colpo per farlo ripartire. L'architetto Caizzi dell'Ater ci ha promesso più volte di venire a ripararlo, ma qui non si vede nessuno. Tutte le migliorie sono a nostre spese».
Da un altro appartamento, sullo stesso pianerottolo, esce Angela Castellano. È malata e quasi ogni giorno deve fare la chemioterapia. «Quando torno dall'ospedale», sottolinea, «non mi reggo in piedi, ma sono costretta a salire otto rampe di scale, perché in questo palazzo non c'è l'ascensore. Al terzo piano c'è un’inquilina che non esce di casa da cinque anni. Abbiamo chiesto l’ascensore da anni, ma dicono che mancano gli spazi per realizzarlo. Inoltre, in camera mia c'è la muffa alle pareti e col maltempo l'acqua della pioggia mi scende accanto al letto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA