«Questo locale rende la nostra zona invivibile»

10 Ottobre 2016

Residenti e commercianti esasperati: «Qui nei i week end è sempre un macello» Il Circolo 3 Assi è stato posto sotto sequestro. Fiori degli amici in ricordo di Fausto

CHIETI. Il bambino del poster amarcord del Circolo 3 Assi è aggrappato con la manina destra alla vecchia fontana del Villaggio. La sinistra, invece, la infila sotto il getto dell’acqua provocando mille schizzi che finiscono in strada. Con quel gesto ritratto proprio sul luogo del delitto, quel discolo dagli occhi maliziosi è come se cancellasse con l’acqua della fonte le macchie di sangue che impregnano il marciapiede lì davanti. Al civico 137 di via Pescara - palazzina di due piani compreso l’attico, mattoncini di marmo in basso e parte alta color nocciola - chi passa si fa il segno della croce quando incrocia con lo sguardo i tre mazzi di fiori lasciati ai piedi del platano al limite della carreggiata. Tulipani e gladioli gialli, rose bianche e rosse, margherite variopinte. Su un biglietto il motto latino Semel scout, semper scout ossia “Scout una volta, scout per sempre”, la promessa che si pronuncia per entrare nel movimento di Baden Powell con la postilla “I tuoi amici di Chieti 6”. E poi il fazzoletto rosso, blu e giallo del gruppo legato stretto ai peduncoli di alcune rose. Sono le 10. Uno dei parenti di Fausto Di Marco, si siede sul terzo gradino del kebab Mian Donner, di fianco al Circolo, e davanti al quale il familiare è stato ammazzato: ha la testa tra le mani e guarda nel vuoto. Tutto intorno l’aria è plumbea. Dall’altra parte del marciapiede alcuni operai sistemano l’intonaco sul recinto di una villetta: per loro è domenica di lavoro e fa strano. Due agenti della squadra mobile ispezionano ogni angolo della palazzina all’incrocio tra via Colle dell’Ara e piazza Pio X. La Scientifica è già intervenuta qualche ora prima per i rilievi di rito. A terra, tutt’intorno, bottiglie rotte, bicchieri di plastica vuoti o con la birra a metà, lattine di Coca Cola, cicche di sigarette, qualche bastoncino degli arrosticini: è il lascito della festa degli universitari nel Circolo a poca distanza dalla D’Annunzio. Nessuno ha pulito. C’è anche del vomito dietro un barile all’ingresso del locale.

Mariella Gagliardi è la proprietaria del ristorante “Lo Scoiattolo-albergo degli Amici”, nella strada di fianco al Circolo, al civico 3: nella notte per due volte ha chiesto l’intervento della polizia - intervenuta - per gli schiamazzi provenienti da quel locale di fronte che vede come fumo negli occhi. «Qui è un macello nei fine settimana», racconta la donna, «ho fatto anche un esposto ai carabinieri. Mi chiedo: chiudo io o chiude il Circolo? In 50 anni di attività non ricordo una cosa del genere. Gli ubriachi mi vomitano anche davanti al ristorante. Quel locale deve avere orari precisi di chiusura e va riservato ai soli soci». Poco dopo le 11 arriva Giampaolo Zagami, uno dei titolari del Circolo gestito insieme con Giuliano Benegiamo. «Ero al lavoro quando mi hanno chiamato perché fuori c’era un’emergenza», racconta Zagami, «sono uscito e ho visto quella scena orrenda col giovane a terra e in una pozza di sangue. Abbiamo chiamato il 118. Quel giovane lo conoscevo di vista, lo vedevo poco: sarà venuto intorno alle 22-23. Era solo. Non so cosa sia successo più tardi».

Dopo il nuovo sopralluogo degli investigatori, alle 11,30 scatta il sequestro penale del Circolo seguito da quello del kebab con i curiosi che si radunano al quadrivio lì davanti. Intanto Fausto non c’è più: «Ucciso per una lite», diranno più tardi gli inquirenti.

“Mai per caso nulla accade” è scritto col pennarello su una delle mattonelle all’angolo di questo palazzo. E già!

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