Quindici anni per ricreare il polmone verde

3 Agosto 2021

Il presidente degli Agronomi Colarossi: «Grave errore non aver fatto la manutenzione della Riserva»

PESCARA. «Per far rinascere il polmone verde, così com’era prima dell’incendio, ci vorranno almeno 15 anni». A parlare così è il presidente dell’Ordine dei dottori agronomi e dottori forestali della provincia Matteo Colarossi, in merito all’incendio che ha devastato la Pineta dannunziana.
Dottor Colarossi, quanti ettari sono andati in fumo?
«Con precisione si saprà quando verrà fatta la perimetrazione dell’area incendiata da parte dei carabinieri forestali. Penso che almeno un quarto (o forse due terzi) dell’area verde è stata coinvolta dall’incendio. La pineta credo che sia di 22 ettari. Solo la zona del laghetto si è salvata: con una foto scattata dall’alto si vede che c’è una grande zona annerita fino a via Scarfoglio. Sarebbe utile capire l’impatto sulle chiome degli alberi dove l’erba era stata tagliata e dove invece la pineta, volutamente per i vincoli ambientali, era stata lasciata nella sua evoluzione naturale. Questo è il discrimine per dire che la gestione poteva comunque ridurre i danni».
Cosa si sarebbe dovuto fare per la prevenzione?
«Noi abbiamo fatto nel 2018 un documento inviato poi al Comune in cui dicevamo che bisognava evitare di mettere i vincoli e di trattare un parco pubblico come se fosse una riserva al pari della Camosciara, cioè dove non si tagliano gli alberi e l’erba. Un’area verde, essendo dentro la città, ha un rischio pirologico altissimo».
Quindi, bisognava tenere più pulita la pineta?
«Negli anni Ottanta e Novanta, quando l’area era gestita come parco pubblico e non era riserva, la pineta era tutta pulita, anche il sottobosco e veniva gestita direttamente dalla forestale. In questo modo il rischio incendi era minimo, tant’è che alcune persone utilizzavano persino la fornacella. Il rischio incendio non è tanto quello radente, cioè sul terreno, ma è quello delle chiome degli alberi. Il problema è l’incendio di chioma».
Sono necessarie le potature?
«Non tanto le potature, ma soprattutto la pulizia sotto gli alberi. Nella pineta si è scelto di lasciare sotto le chiome degli alberi alcune aree recintate con l’erba alta anche un metro e dei cespugli. È stata studiata la destinazione e il modo di non gestire l’area ai fini di prevenzione antincendio. Noi abbiamo più volte lanciato un appello: dove c’è un bosco, bisogna decidere la destinazione e la sua gestione. Siamo stati inascoltati. Hanno gioco facile gli incendiari».
Quali specie di piante sono andate distrutte?
«Prevalentemente il pino d’Aleppo che, tra l’altro, è una specie altamente infiammabile. Per questo era necessario non solo tenere l’erba tagliata e pulito il sottobosco, ma anche eliminate le piante secche e morte. Noi abbiamo sconsigliato questo modo di non gestire. In via minore ci sono poi l’olmo campestre, la roverella e il pioppo bianco».
Secondo il suo parere, quanto tempo ci vorrà per ricreare il polmone verde?
«Almeno una quindicina d’anni per vedere le prime piante alte 3-4 metri. Ma se si continua nel non gestire, allora il rischio resta. Servono prevenzione e fasce tagliafuoco, cioè linee di terreno dove non viene fatto crescere più niente. Così, se c’è un incendio si ferma».(a.ben.)
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