Quote di Buzzi in vendita, asta deserta

Il Considan e l’affare da 800 mila euro: il commissario provò a vendere le azioni 4 anni dopo l’acquisto, nessuno le comprò
MONTESILVANO. Il Considan, alla fine del 2011, ha provato a rivendere le quote della Linda spa di Città Sant’Angelo acquistate nel 2007 da Salvatore Buzzi, principale indagato nell’inchiesta Mafia Capitale a Roma. Ma il bando stilato dal commissario del consorzio Sandra D’Intino è andato deserto: nessuno si è fatto avanti per offrire più di un milione di euro per il 49 per cento delle azioni della municipalizzata dei rifiuti di Città Sant’Angelo. Guadagnare sulle quote vendute da Buzzi 4 anni prima è stato impossibile: il Considan aveva pagato quelle azioni 800 mila euro – quote che poi, nel 2009, sono state valutate solo 133 mila euro – e ha tentato di rivenderle a un milione. Adesso, quell’affare di 294 azioni comprate dal Considan alla vigilia della messa in liquidazione è finito al centro di un esposto del Movimento 5 Stelle.
Senza sindaco. Un’operazione finanziaria, quella del 2007, andata in porto senza una guida politica in città: il Comune di Montesilvano è titolare del 58 per cento del Consorzio intercomunale depurazione acque nere, mentre il resto è in mano alle amministrazioni di Città Sant’Angelo (17 per cento) e Silvi (25 per cento). Ma, nel 2007, quando l’acquisto delle azioni della Linda è stato fatto, l’amministrazione era stata appena travolta dall’inchiesta Ciclone con l’allora sindaco di centrosinistra Enzo Cantagallo arrestato il 15 novembre 2006 e il successore di centrodestra, Pasquale Cordoma, eletto, al ballottaggio, solo l’11 giugno 2007. Invece, la cessione delle quote della Linda dalla società Formula Ambiente di Buzzi al Considan è avvenuta il 29 maggio 2007, esattamente il giorno dopo il primo turno elettorale di Montesilvano con Cordoma in vantaggio. La successiva registrazione dell’atto notarile riporta al 20 giugno 2007 quando Cordoma non aveva ancora formato la sua giunta e convocato il primo consiglio comunale. Davanti al notaio pescarese Marco Faieta, in base all’atto del 29 maggio 2007, si sono presentati D’Annunzio e Buzzi: le firme, dice il documento, sono state messe alle 13,40 anche se D’Annunzio ha dichiarato di «non aver mai conosciuto Buzzi».
Decisione del cda. La decisione di comprare 800 mila euro di quote è stata presa in autonomia dal cda del Considan, all’epoca guidato dal Ds Nino D’Annunzio: della questione, infatti, non sarebbe stato informato neanche il commissario prefettizio Fulvio Rocco. Ma perché un ente prossimo alla dismissione investe quasi un milione di euro di soldi pubblici indebitandosi con una banca? È questa la domanda dei grillini girata alla procura. La risposta di D’Annunzio è che il progetto del Comune era quello di far crescere il Considan in una «multi-utility» impegnata dai depuratori ai rifiuti fino agli impianti sportivi: «Fare altre tre o 4 società» e trasformare il Considan in una «holding» dell’ambiente, così parlano i politici nel 2006 intercettati nell’inchiesta Ciclone.
Liquidazione. Tra i primi atti dell’amministrazione Cordoma, poi, c’è stata la messa in liquidazione del consorzio. Con la gestione del commissario D’Intino, il Considan ha puntato su un bando pubblico per vendere le quote: un bando del 23 dicembre 2011 che prevedeva solo offerte in aumento rispetto alla base di un milione di euro ma, entro il termine di due mesi, alla sede del Considan, in via Tamigi, di offerte non ne sono arrivate. Solo una ditta di Chieti ha chiesto informazioni con una lettera, inviata via fax, facendo capire di essere interessata ma senza superare la soglia di un milione di euro. Senza contare questa richiesta, il bando è andato deserto: il Considan resta in liquidazione dal 2009 e, passati quasi 6 anni, la procedura non è ancora conclusa.
Perdite. In base ai bilanci, però, l’ente continua a collezionare perdite: meno 317.276 euro nel 2009, meno 233.217,19 euro l’anno successivo e meno 195.565 euro nel 2011.
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