Raccolta rifiuti, lunedì è sciopero Coinvolti 350 addetti nel Pescarese

3 Novembre 2021

La protesta, proclamata dalle organizzazioni sindacali, riguarderà tutti i turni dell’intera giornata Previsti disagi pesanti anche nel ritiro porta a porta, di cui usufruiscono circa 50mila cittadini 

PESCARA. L’8 novembre si prepara a essere un lunedì nero: la raccolta dell’immondizia e lo spazzamento delle strade in città sono infatti fortemente a rischio per via dello sciopero del comparto Igiene ambientale proclamato dalle organizzazioni sindacali di Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Fiadel. I lavoratori del settore incroceranno le braccia per l’intera giornata.
Lo sciopero, che ha carattere nazionale, riguarderà tutti i turni di lavoro.
350 ADDETTI Tra Pescara e i centri vicini, tra cui Città Sant’Angelo, serviti dalla società Ambiente Spa, interessati 350 addetti. Nell’intera regione, circa 700. Dalle 10 alle 12 è previsto, inoltre, un presidio in piazza Italia. Disagi pesanti in città potrebbero registrarsi soprattutto nel ritiro porta a porta dei rifiuti, di cui usufruiscono dalle 40 mila alle 50 mila persone e quindi con possibili ripercussioni anche nei giorni successivi.
LE RAGIONI DELLO SCIOPERO «Questo sciopero», sottolinea Carlo Pozzi, responsabile provinciale Fit Cisl, «non vuole essere un atto contro l’azienda, nel caso specifico Ambiente Spa, e neppure contro le istituzioni. È legato al mancato rinnovo del contratto nazionale del lavoro, scaduto da più di due anni. A Pescara, come altrove, andrebbe regolamentato il turnover. E poi c’è la questione sicurezza. Il nostro è un lavoro con dei rischi, ed è faticoso. La maggior parte della gente non lo sa, ma noi ci occupiamo di numerosi servizi oltre alla raccolta dei rifiuti. Servizi che vanno dalla manutenzione del verde stradale alla disinfestazione e derattizzazione ai cimiteri».
Amelio Angelucci, segretario generale Fit Cisl Abruzzo e Molise, fa presente che saranno comunque garantiti i servizi minimi essenziali, assicurati per legge. Questo vuol dire raccolta dei rifiuti, ad esempio, negli ospedali, case di cura, nei cimiteri, caserme, scuole. «È bene che si sappia», sottolinea il segretario della Fit Cisl, «che noi non intendiamo colpire i cittadini. Questo sciopero nasce dal fatto che il contratto per i lavoratori del settore è scaduto da ben 27 mesi. E da parte delle associazioni datoriali non abbiamo ricevuto nessuna risposta, se non proposte inaccettabili. Noi», dice Angelucci, «rivendichiamo un contratto unico del settore. Abbiamo, all’interno delle stesse aziende, lavoratori con contratti diversi. E inoltre c’è stata una richiesta di precarizzazione. Non c’è poi una volontà di adeguare i salari del personale. Insomma, molteplici situazioni che vanno avanti da troppo tempo».
LE RICHIESTE «Chiediamo», sottolinea Paola Puglielli, segretario regionale Fp Cgil, «che si arrivi a un contratto unico di settore. Parità di lavoro, parità di salario. Le associazioni datoriali sia pubbliche che private, nonostante il senso di responsabilità mostrato dai lavoratori del comparto durante tutta la fase della pandemia, in questi mesi hanno mantenuto degli atteggiamenti spesso ondivaghi e con pregiudiziali varie, che hanno poco a che vedere con il rinnovo del contratto, se non nella logica di abbattimento del costo del lavoro».
NO ALLA FLESSIBILITÀ I sindacati contestano alle aziende del settore le richieste di “flessibilità estrema sull’organizzazione del lavoro attraverso il sistema degli orari, il ridimensionamento del sistema delle relazioni industriali per privare i lavoratori della rappresentanza e della partecipazione all’interno dell’azienda, precarizzare i rapporti di lavoro soprattutto per lavoratori part-time ed eliminare il limite massimo dei lavoratori part-time presenti in azienda», oltre al «mancato riconoscimento delle professionalità». Le sigle sindacali chiedono, oltre a un contratto collettivo unico, «il rafforzamento delle relazioni industriali, con un sistema maggiormente partecipativo dei lavoratori; l’evoluzione delle condizioni di lavoro per tutelare la salute degli operatori; lo sviluppo delle normative sul mercato del lavoro e dei processi di formazione; il miglioramento della classificazione del personale; il perfezionamento degli articoli contrattuali; l’esigibilità contrattuale della clausola sociale e un accordo economico che sviluppi maggiormente il welfare contrattuale e le varie indennità».