«Racconto fuorviante» Muriana davanti ai pm

13 Giugno 2020

L’ex capo della mobile chiamato a rispondere del reato di calunnia nei confronti  dei carabinieri forestali che hanno indagato sul disastro dell’hotel e sul depistaggio

PESCARA. «Muriana, a fronte di una realtà dei fatti che si palesava presso l'ufficio della squadra mobile di Pescara, nella quale aveva deciso di svolgere o far svolgere privati accertamenti mentre era in malattia, ovvero che la mail inviata ai carabinieri forestali in data 27 gennaio 2017 non fosse presente in tale ufficio al novembre del 2019... ha preferito dare vita ad un “fuorviante racconto”, per usare le sue stesse parole, fornendo una strumentale rappresentazione dei fatti all'autorità giudiziaria, simulando le tracce di un reato a carico di tre carabinieri». È uno dei tanti passaggi chiave della denuncia che a suo tempo presentò l'appuntato Michele Brunozzi , il militare che nel 2007 scoprì con il colonnello Conti la discarica di Bussi. Assistito dall’avvocato Monica Passamonti, Brunozzi è uno dei tre carabinieri che vennero indagati per falso, contro l'ex capo della mobile di Pescara, Pierfrancesco Muriana, ora a sua volta sotto inchiesta con l’accusa di calunnia nei confronti dei carabinieri ingiustamente accusati, e scagionati, dall’inchiesta della procura.
L'oggetto del contendere era una relazione di un agente di polizia del Coc di Penne che la Mobile, nel 2017, inviò ai carabinieri (e non alla procura che gli aveva conferito una delega ufficiale a indagare), relativa alle telefonate del cameriere dell'hotel Rigopiano, Gabriele D'Angelo, una delle 29 vittime del disastro, che chiedeva aiuto proprio la mattina della tragedia, e quindi il 18 gennaio 2017. «L’esposto di Muriana», si legge ancora nella denuncia, «seguito da un’inarrestabile eco mediatica, ha avuto il dirompente effetto di delegittimare, agli occhi della magistratura e dell’opinione pubblica, “casualmente” alla vigilia del processo, l’operato dei carabinieri che si sono spesi, con tutta la loro professionalità e competenza, per la ricerca della verità e che avevano fatto emergere il filone dell’indagine sul depistaggio a carico dei vertici della Prefettura».
Nella denuncia dell'avvocato Passamonti («Muriana ha accusato», afferma il legale, «i tre carabinieri di aver commesso un reato, avendo altresì certezza della loro innocenza»), viene spiegato nel dettaglio tutto l’iter di quella pec e soprattutto che la stessa venne cancellata pochi giorni dopo l'invio e non esisteva più nei supporti informatici. Muriana accusò i carabinieri di aver modificato quella relazione cancellando il protocollo e la data di invio, che invece non erano riportate sulla relazione, per giustificare il ritardo con il quale venne poi trasmessa in procura, ma sempre prima della definizione dell'inchiesta, e quindi senza creare nessun tipo di problema alla stessa.
«È incontrovertibilmente emerso dalle indagini della guardia di finanza», si legge ancora nella denuncia, «che la pec era stata cancellata pochi giorni dopo l'invio e che, pertanto, il Muriana giammai avrebbe potuto verificare la verità di quanto affermato quale postulato nel corso della propria indagine personale, effettuata a distanza di due anni presso un ufficio pubblico ove non avrebbe avuto alcuna legittimazione ad operare, oltretutto privo di qualsiasi delega della procura».
E così facendo Muriana ha peraltro creato problemi anche ai suoi colleghi che qualche giorno fa sono stati interrogati dai pm che procedono, l'aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Luca Sciarretta. In quel periodo era peraltro in malattia dalla sua attuale sede di Manfredonia e non avrebbe potuto servirsi degli strumenti e degli uomini dell'ufficio di Pescara né utilizzare il timbro della Mobile per spedire in procura la segnalazione. Lunedì dovrebbe essere interrogato dai pm anche se la data potrebbe slittare.
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