Rancitelli un caso nazionale Regione: pronti a demolire

3 Gennaio 2020

Sospiri: «Abbatteremo parte del complesso e sposteremo le famiglie per bene»

PESCARA. Abbattere, almeno in parte, il complesso edilizio del Ferro di Cavallo, centrale dello spaccio di droga, per contribuire a riqualificare Villa del Fuoco: è questa la proposta che riemerge con forza dopo il delitto di Marco Cervoni in via Tavo, che ha riportato Pescara, e in particolare Rancitelli, alla ribalta nazionale.
«Il nostro obiettivo», ha dichiarato il sindaco Carlo Masci la sera stessa del delitto, «è abbattere il Ferro di Cavallo, del tutto o in parte, perché è una struttura che è oggetto di pericolosità sociale». A stretto giro, Masci ha ricevuto la “benedizione” dell’Emiciclo per bocca del presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri: «Il “bronx” del Ferro di Cavallo va abbattuto garantendo un nuovo alloggio, in altra zona della città, alle famiglie perbene che ne hanno diritto», ha detto Sospiri ieri, «è l’unica strada percorribile per cancellare la difficile realtà della zona più critica di Villa del Fuoco. Dovremo sederci al tavolo con tutte le istituzioni, e concordare modalità, tempi e adempimenti burocratici per raggiungere tale obiettivo».
Per parlare di Rancitelli e di sicurezza, già mercoledì sera il questore Francesco Misiti ha incontrato Masci: «I problemi non si possono risolvere solo con la prevenzione e la repressione, ma serve la riqualificazione», ha sottolineato Misiti durante la conferenza stampa di ieri mattina in questura, «ne ho parlato con il sindaco, e torneremo a vederci nei prossimi giorni, perché occorre prendere decisioni forti. Non ci nascondiamo dietro un dito: sappiamo che si tratta di un quartiere degradato nel quale è forte l’attività di spaccio». Per il questore la riqualificazione di Rancitelli deve passare inoltre per gli sgomberi degli alloggi abusivi, e la creazione di strutture assistenziali e sociali «che consentano a quel quartiere di poter vivere tranquillamente».
Che vivere al Ferro di Cavallo sia tutt’altro che facile è acclarato. Lo dicono i recenti atti di intimidazione, come l’incendio alla macchina di Patrizia Orsini, una residente che, con volto e voce camuffati, ne aveva parlato a Rete8. Lo dicono sparatorie e fatti di sangue degli anni scorsi, o l’aggressione alla troupe della Rai a febbraio che, come in questi giorni, aveva portato il quartiere alla ribalta nazionale. E lo dicono tanti piccoli episodi: mercoledì pomeriggio, nel Ferro di Cavallo, mentre mano a mano volanti della polizia e macchine dei carabinieri lasciavano dalla piazza, dai balconi iniziavano a “piovere” petardi e altri residui di Capodanno di piccolo taglio. Emblematico è l’atteggiamento sprezzante di una parte degli abitanti nei confronti delle forze dell’ordine: sempre mercoledì, non sono state poche le parole forti all’indirizzo degli agenti in strada, anche da parte di donne.
Ma è anche vero che il muro di degrado e omertà non è indistruttibile, come hanno dimostrato le indagini per individuare in Guerino Spinelli, già la mattina di Capodanno, l’aggressore di Cervoni: «Le difficoltà all’inizio sono state notevoli, a partire dal “colpo di straccio” che qualcuno ha tentato di dare al pianerottolo», ha raccontato il capo della squadra mobile Dante Cosentino, che ha coordinato le indagini sull’omicidio, «ma dopo le resistenze iniziali, siamo riusciti a conquistare la fiducia di alcuni residenti. Con chi prima negava di aver visto o sentito qualsiasi cosa abbiamo stabilito un rapporto di collaborazione: abbiamo fatto breccia in un muro di omertà, e i testimoni sono stati fondamentali per inchiodare Guerino Spinelli».
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