Rapina all’Agroalimentare, arrestati Nobile e Longo: incastrati dalle tracce di dna

E le indagini per il colpo di Cepagatti si intrecciano con quelle per il delitto Albi: l’ex ultrà biancazzurro è già in carcere, accusato di essere il killer dell’architetto
PESCARA. Arriva anche per Mimmo Nobile e Maurizio Longo, la misura cautelare per la partecipazione alla rapina che si verificò l’11 luglio del 2022 al Centro agroalimentare di Cepagatti: bottino 29 mila euro e una pistola, la stessa con la quale è stato ucciso l'architetto Walter Albi e ferito gravemente l’ex calciatore Luca Cavallito, portata via alla guardia giurata rapinata. I due erano già stati da tempo individuati come gli esecutori materiali del colpo, ma a finire dentro erano stati prima i fiancheggiatori: Renato Mancini e Fabio Iervese, che fornirono ai due l’appoggio logistico e i mezzi per compiere la rapina.
Ieri, il pm Luca Sciarretta, titolare dell’inchiesta, ha ottenuto dal gip Francesco Marino la misura cautelare anche per Nobile e Longo che erano già detenuti in carcere: Nobile perché accusato di essere il killer di Albi; Longo perché, una volta accertata la sua partecipazione alla rapina, vide sospesi i benefici di cui godeva.
A dare esecuzione all’ordinanza i carabinieri della sezione Operativa della Compagnia di Pescara diretta dal capitano Giovanni Rolando e coordinata dal comandante provinciale Riccardo Barbera, che hanno così chiuso il cerchio sulla rapina avvenuta alle 11 dell’11 luglio scorso, portando via alla guardia giurata della Sicuritalia Spa che aveva appena prelevato dallo stand della Fruttital srl, un plico con 28.830 euro in contanti e 1.364 euro in assegni bancari e la pistola in dotazione alla guardia giurata.
Determinante, per l’emissione della misura di ieri, la confessione di Renato Mancini che ai carabinieri e al pm riferì, già diversi mesi fa, ogni particolare su quel colpo al Centro agroalimentare, così come, qualche tempo dopo, fece anche Iervese, fornendo elementi riscontrati dalle indagini. Le dichiarazioni dei due, «sono intrinsecamente attendibili, trattandosi di due soggetti», scrive il gip, «che hanno partecipato direttamente alle varie fasi di ideazione e realizzazione della rapina, e dunque riferito di fatti e circostanze apprese direttamente», descrivendo il ruolo di ognuno di loro e quindi anche quello di Nobile e Longo. Ma in più, oggi, c’è un elemento che inchioda Nobile, e quindi Longo suo complice: è l’impronta che i Ris dei carabinieri hanno rinvenuto sul casco che Nobile perse durante la rapina, oltre a tracce genetiche a lui riferibili sempre sullo stesso casco. E oggi era in programma proprio l’incidente probatorio per discutere di questi risultati, ma è saltato per la indisponibilità di uno degli esperti del Ris.
Ma c’è un altro elemento, di grande rilievo investigativo, emerso sempre dagli accertamenti scientifici su alcuni reperti rinvenuti fra le sterpaglie in una zona isolata di Pescara (moto usata per l’omicidio Albi, il carrello della pistola, un casco, un paio di scarpe, un caricatore), che viene menzionato nella misura dal gip, anche se non direttamente collegato con la rapina, per mettere in relazione il sodalizio di lunga data tra Nobile e Longo: «Entrambi», scrive Marino, «storicamente legati ai personaggi appartenenti alla così detta “Nuova banda Battestini”, capeggiata dal noto pregiudicato Massimo Ballone». Quei reperti, che il gip ritiene «pacificamente utilizzati dall’assassino di Albi», vennero ritrovati un mese dopo il delitto commesso il primo agosto del 2022. Ma lo stesso giorno dell’omicidio, nello stesso luogo, era stato rinvenuto dai carabinieri un motociclo Ktm rubato, e un casco integrale marca Grex. E gli accertamenti scientifici, evidenzia il gip, «hanno permesso di verificare: per un verso che le parti di arma appartengono alla pistola Beretta 9x21 sottratta alla guardia giurata nel corso della rapina; per altro verso che detta pistola è proprio quella utilizzata da Nobile nell’azione omicidaria commessa ai danni di Albi e Cavallito».
E sul quel casco Grex. i Ris hanno appurato la presenza di materiale biologico di Longo, inizialmente individuato come “ignoto 2” e poi, dopo aver acquisito il suo Dna, è arrivata la conferma che si trattava appunto di Longo. Un passaggio delicato, ma puntuale, che mette ancora una volta in relazione la rapina con l’omicidio e che mette in una posizione estremamente critica Longo anche in relazione all’omicidio, dato peraltro il suo stretto legame con il calabrese Natale Ursino, individuato e arrestato quale mandante del delitto e poi scarcerato dal Riesame. Adesso i due dovranno sottoporsi all'interrogatorio di garanzia: Nobile, assistito dagli avvocati Massimo Galasso e Luigi Peluso; Longo difeso dagli avvocati Giancarlo De Marco e Antonio Di Blasio.

