Rapina alla gioielleria Complicato «Banditi traditi dall’autolavaggio»

Ieri in aula le indagini svelate da un ispettore di polizia: c’è anche il video dell’esercitazione con il fucile La Golf di Di Pietrantonio fotografata dopo il colpo in piazza Salotto. Dentro, il casco della fuga in moto
PESCARA. Ricostruite davanti al collegio, con riprese filmate proiettate in aula, le indagini sulla rapina che il 27 dicembre del 2018 venne messa a segno nella gioielleria Officina Complicato, nella centralissima piazza Salotto in piena mattinata di festa, e che fruttò un bottino di 120 mila euro in orologi di pregio. Rapina che viene contestata a quattro imputati: Jhonny Di Pietrantonio (ieri in videoconferenza dal carcere di Bologna dove è detenuto per altre vicende), suo cugino Kevin Cellini (presente all’udienza a fianco del legale dei due, l’avvocato Roberto Serino), mentre erano assenti gli altri due presunti rapinatori: i messinesi Kevin Schepis e Giosuè Barbuscia. Assente anche il quinto imputato, Marco Sciocchetti (difeso da Franco Perolino) che risponde di una tentata rapina che sarebbe stata organizzata insieme a Di Pietrantonio e Cellini.
A ripercorrere tutte le tappe delle indagini è stato l'ispettore di polizia Giuseppe Ciufici.
I video mostrati al collegio presieduto da Maria Michela Di Fine, erano tre. Il primo riguardava l'ingresso nella gioielleria di tre della banda, guidati da una donna che si scoprì essere un uomo travestito, con fucile in mano, che la polizia presume essere Schepis, uso a quel tipo di travestimento in fase di rapine; la finta donna che attende l’apertura della porta e indugia per far entrare dietro di lei uno dei complici con un fucile; poi l’ingresso del terzo uomo mentre il quarto era in attesa su una delle due moto utilizzate per il colpo. La “donna” tiene sotto tiro i presenti, mentre gli altri due frantumano le vetrine interne e arraffano gli orologi. Poi, dopo qualche attimo, la fuga sulle moto ritrovate pochissimo tempo dopo, bruciate, dopo nel parcheggio ex Fea.
Ma gli investigatori sono riusciti a risalire a due dei rapinatori grazie alle telecamere della zona e ad alcune testimonianze di chi stava entrando nel negozio e ha assistito alla scena, e di chi ha visto prima dare fuoco alle moto e poi le due autovetture sgommare e infilarsi lungo la riviera. E questo, grazie a una Golf, di proprietà di Di Pietrantonio, che è diventata poi il punto centrale su cui ruota tutta l'indagine. Un’auto già nota alle forze dell’ordine così come Di Pietrantonio e il cugino, che aveva dei segni particolari: un cerchione di diverso colore, così come uno degli specchietti.
Ad aiutare le investigazioni è servito anche il Gps che l’assicurazione aveva montato sull’auto, oltre a tutte le telecamere che immortalarono le due auto durante il percorso prima dell’ingresso sull'asse attrezzato. Non solo, ma anche i carabinieri dettero una grande mano, individuando e fotografando la Golf lo stesso giorno della rapina, ma qualche ora dopo: Di Pietrantonio la stava facendo lavare. Dietro il sedile del guidatore venne fotografato dai militari un casco grigio argento, come quello indossato da uno dei rapinatori, e un cappuccio rosso di un giubbino simile a quello indossato da uno dei rapinatori.
Con il Gps, poi, la polizia è riuscita a ricostruire anche i movimenti dei giorni precedenti il colpo, individuando la presenza di quella Golf anche dove vennero rubate le due moto per il colpo. Quando poi gli investigatori vanno a perquisire casa di Di Pietrantonio, dietro al cofano trovano anche il cerchione scuro che nel frattempo l'indagato aveva sostituito. Gli altri due filmati proiettati ieri in aula, acquisiti come video da uno dei cellulari degli imputati, riguardavano Di Pietrantonio e Cellini che in campagna si allenavano a sparare con il fucile: un’arma che secondo la polizia è identica a quella usata nella rapina. L’altro video lo avevano girato sempre i due, riprendendo il filmato di una telecamera di un benzinaio che li riprendeva mentre pestavano un uomo, non si sa per quale motivo.
Sentito ieri, quest’ultimo ha detto di non sapere chi fossero i suoi aggressori. Si torna in aula il 12 ottobre per l'esame degli imputati.

