Rapina alle slot machine, due condanne
L’assalto in via Raiale: tre anni e 4 mesi a Di Lazzaro. Nei guai anche una donna: denunciò il falso furto dell’auto dei banditi
PESCARA. Due condanne e una assoluzioni per la rapina da 24mila euro al dipendente della Romagna Giochi, il 6 novembre 2020 in via Raiale, davanti a un locale in cui era andato a ritirare l’incasso delle slot machine. In 4 erano finiti agli arresti (due in carcere per i precedenti e due ai domiciliari) dopo 6 mesi di indagini della polizia. Ieri è arrivata la decisione del tribunale che ha condannato Valerio Di Lazzaro (difeso dall’avvocato Vincenzo Di Girolamo) a 3 anni e 4 mesi di reclusione per la rapina (assolvendolo però con formula piena per il possesso della pistola usata per la rapina). L’altra condanna riguarda Michela Domenicucci (assistita da Alessandro Arienzo): un anno per simulazione di reato per la falsa denuncia di furto dell’auto utilizzata dai rapinatori, mentre è stata assolta per il concorso nella rapina; Luca Di Lazzaro, cugino di Valerio, difeso dall’avvocato Roberto Serino, è stato invece assolto dalla rapina per non aver commesso il fatto e dal porto abusivo di arma perché il fatto non sussiste. Il quarto imputato, Sergio Di Censo, ha scelto invece la strada del rito abbreviato: verrà giudicato a dicembre prossimo e dovrà rispondere di concorso in rapina per aver guidato, come sostiene l’accusa, la seconda auto utilizzata per la fuga. Il pm Fabiana Rapino, nella precedente udienza, aveva chiesto la condanna per i due Di Lazzaro a 6 anni e mezzo e per la donna a 6 anni e 4 mesi.
Le fasi salienti della rapina furono riprese da una telecamera della zona, ma l’identificazione di Luca Di Lazzaro, ad esempio, sarebbe stata effettuata in base ad una tuta simile ritrovata nell’abitazione dell’imputato e dal fatto che gli investigatori sarebbero risaliti a lui anche per un gesto particolare: per il modo di passarsi la mano fra i capelli. Troppo poco per arrivare a una condanna certa. E la pistola si è accertato che era un’arma non funzionante. Anche per la Domenicucci il dibattimento e le prove testimoniali avrebbero accertato soltanto che fu lei a noleggiare la seconda auto usata per la fuga, salvo poi dichiarare che le era stata rubata, fornendo delle indicazioni smentite poi dalla posizione del suo cellulare. I rapinatori, una volta intimato alla vittima di scendere dalla Fiat Panda Van di servizio, se ne sarebbero impossessati con l’incasso della giornata ritirato fino a quel momento, per poi abbandonarla poco lontano e salire su una Fiat 500 L, quella appunto noleggiata dalla Domenicucci. Nella zona del cambio auto, peraltro, la polizia rinvenne una busta con una parte dei soldi, dimenticata nella concitata fuga.

