Rapina armata in parafarmacia: presi i banditi, traditi dai tatuaggi

La polizia ha individuato i due uomini che il 20 agosto hanno portato via 480 euro usando una pistola Una telecamera li ha ripresi prima di entrare nel negozio. Dopo una perquisizione, hanno confessato
PESCARA. Dei tatuaggi vistosi sul braccio sinistro. È stato questo l’elemento decisivo per individuare i due rapinatori che hanno portato via circa 480 euro dalla parafarmacia Fedel Farma di via Tiburtina. Si tratta di Gianluca Baldini, 39 anni, pescarese, e Alessandro Mazzocchetti, 39 anni, residente a Chieti, come hanno ammesso loro stessi nel momento in cui sono stati rintracciati e ascoltati dagli uomini della squadra mobile, diretti da Dante Cosentino. E sono stati proprio i poliziotti, ieri mattina, coordinati da Mauro Sablone, a eseguire l’arresto dei due, disposto dal giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo. La richiesta dell’arresto è stata avanzata dal pubblico ministero Anna Benigni al termine delle indagini, concluse a tempo di record.
I rapinatori, che sono stati rapidissimi, si sono preoccupati di non lasciare tracce. Ma non è stato sufficiente perché subito prima di entrare nell’attività, attorno alle 18.45 del 20 agosto, sono passati davanti a una telecamera di una tabaccheria sulla Tiburtina, che ha ripreso la coppia e quindi anche il tatuaggio di Baldini.
Lo hanno scoperto successivamente gli investigatori che hanno esaminato le immagini riprese dalle telecamere, oltre ad ascoltare la dipendente della parafarmacia e la cliente che ha assistito alla rapina. Prima hanno studiato il filmato registrato all’interno dell’attività rapinata e poi quelli dei negozi vicini. E sono stati utilissimi.
Nel video della parafarmacia, che mostra nitidamente tutta la scena, si assiste all’ingresso di un uomo con il giubbino scuro con la parte anteriore delle maniche fluorescente, pantaloni scuri e scarpe da ginnastica nere: ha il volto coperto ed è armato di pistola (una soft air nera senza tappo rosso) e si dirige direttamente verso il bancone, minaccia la commessa e prende i soldi dal registratore di cassa davanti agli occhi della donna, che si allontana di qualche passo, e di una cliente. Le mani sono coperte da un paio di guanti di lattice, per non lasciare impronte. Il suo complice, entrato subito dopo di lui, rimane vicino alla porta per verificare l’eventuale intervento delle forze dell’ordine e non è armato. Ha anche lui il volto coperto (si scoprirà che ha usato un paio di calze da donna sceso sul volto) e un cappello con visiera (che però non nasconde il pizzetto e i baffi) e indossa una maglia chiara a maniche lunghe e pantaloni della tuta di colore chiaro, con delle bande di colore bianco.
Una volta presi i soldi i due fuggono a piedi. E nel giro di pochi minuti la polizia interviene, cominciano le ricerche e poi le indagini.
Un indizio fondamentale è arrivato dalle telecamere di una tabaccheria vicina, che hanno ripreso la coppia prima di entrare in azione. E uno dei due, in particolare, ha dei vistosi tatuaggi sul braccio sinistro.
Consultando i sistemi informatici della polizia, gli uomini della Mobile hanno ottenuto una indicazione ben precisa perché tra i pregiudicati con tatuaggi sul braccio sinistro c’è Baldini. E così gli investigatori hanno eseguito immediatamente una perquisizione a casa dell’uomo, in via Tavo: lui non c’era, ma in camera hanno trovato una ogiva con bossolo inesploso e una pistola soft air senza tappo rosso di colore nero. Lo hanno rintracciato su un autobus e lui ha ammesso le proprie responsabilità, raccontando tutto.
È stato lui, volto già noto alle forze dell’ordine, a coinvolgere Mazzocchetti, con il quale ha diviso una parte del bottino subito dopo la rapina, dopo essere rientrati in maniera precipitosa nella casa di via Tavo, come ha spiegato lui stesso aggiungendo anche di aver nascosto la pistola nello sgabuzzino, dietro un televisore in disuso. Per evitare guai, ha rivelato ai poliziotti, ha gettato i vestiti in un cassonetto.
Anche Mazzocchetti ha confessato, facendo ritrovare nel complesso in costruzione vicino al “ferro di cavallo” di via Tavo i pantaloni della tuta che indossava in giorno della rapina, che gli sono stati prestati da Baldini.
Dietro questo colpo, c’è la necessità dei due di procurarsi il denaro per acquistare droga, non avendo un lavoro. Quindi, sostiene il giudica Di Carlo, è «altamente probabile» che torneranno a commettere reati dello stesso tipo. Di qui la decisione di arrestarli.
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