Rapina in villa, caccia al titolare dell’auto

Decisive le analisi sul giubbotto e il cappello trovati nella vettura abbandonata dopo l’assalto. Sotto torchio i due catturati
PESCARA. Uno incensurato, Ramo Mujkic. L’altro, Satomi Hadzovic, con due denunce alle spalle per furto e rapina. È su di loro, adesso, entrambi 21enni, che si stanno concentrando le indagini della squadra Mobile di Pierfrancesco Muriana per arrivare al resto della banda che alle 8 di martedì mattina ha assaltato in via Crisologo, ai Colli, la villa dove si trovavano Lucia Cieri, da 40 anni alla guida della scuola Pitagora, e il figlio 43enne Mauro Canta.
Arrestati a tempo di record dalla polizia, i due nomadi provenienti da un campo rom di Roma non erano soli, ma con altri quattro complici che l’altra mattina sono riusciti a fuggire a bordo della seconda auto con la quale la banda era arrivata da Roma, presumibilmente dopo un precedente sopralluogo. Un sopralluogo di qualcuno della banda che forse già conosceva Pescara e che qui ha portato i sei a bordo di due auto qualche ore prima del colpo, quando era ancora buio.
Un lento girovagare nella zona dei Colli che alla fine li ha indotti ad appostarsi proprio di fronte alla villa dei Canta dove, intorno alle 8, i banditi sono entrati in azione. Convinti, e questo è quello che emergerebbe dal loro modo di agire, che in casa non ci fosse nessuno.
Invece c’erano madre e figlio e proprio la madre ha sorpreso i quattro, entrati dalla porta interna del garage, prima ancora che iniziassero a perlustrare l’abitazione. Dando involontariamente il via ai dieci minuti da incubo che hanno visto i quattro, armati di cacciavite, prendersela proprio con il figlio dell’imprenditrice, malmenato al punto da ricorrere poi alle cure in ospedale.
Lo stesso Mauro Canta, però, nonostante il dolore e lo shock, ha avuto la forza d’animo di allertare il 113 subito dopo la fuga dei quattro con il bottino, cosa che si è rivelata decisiva non solo per arrestarne due dei sei in fuga, ma anche per raccogliere elementi decisivi ai fini delle indagini. In particolare, sarebbero il giubbotto e un cappellino trovato nella Peugeot Ranch abbandonata dai ladri prima della fuga a piedi finita con l’arresto, a fornire prove importanti grazie alle analisi del Dna.
Prove su cui sta lavorando la polizia scientifica a caccia anche di eventuali impronte all’interno della vettura intestata a un moldavo su cui ovviamente sono in corso tutti gli accertamenti.
Importati si sarebbero rivelati anche i filmati registrati dalle telecamere della zona e, anche le testimonianze dei cittadini che, come rimarca la polizia, si sono rivelati importantissimi per la cattura dei due banditi incalzati dal tempestivo arrivo della Volante.
(s.d.l.)
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