«Razzisti noi? C’è chi rifiuta di integrarsi»

20 Aprile 2019

I pescaresi replicano all’arcivescovo: «Pescara città dell’accoglienza, ma si rispettino le nostre leggi»

PESCARA. Questa «è sempre stata la città dell’accoglienza», il razzismo «non ci appartiene». Non è «il colore della pelle o l’etnia a spaventare le persone, ma il comportamento scorretto» assunto da chi «non accetta le nostre regole e le nostre leggi».
È la risposta dei pescaresi, che ogni giorno avvertono quella sensazione di non sicurezza e di paura rispetto al “diverso”, al monito di monsignor Tommaso Valentinetti lanciato alla vigilia di Pasqua. «Dobbiamo contrastare la deriva razziale in atto» ha detto ieri al Centro l’arcivescovo della diocesi di Pescara-Penne.
Daniela Caserta, titolare di Autore boutique di via Firenze, lascia l’auto in sosta. È al telefono e non si fa distrarre dall’abusivo che le indica il posto vuoto: «Ogni giorno è un accerchiamento», annota, «di persone che infastidiscono con continue richieste di denaro. E bisogna pure fare attenzione a rispondere in un certo modo per non irritarli e non mettersi in pericolo. Ho visto alcuni calarsi i pantaloni e urinare tra le auto in sosta. La gente non sopporta più il degrado».
«Sono loro», prosegue la negoziante, «che non vogliono l’integrazione e lo dimostra il fatto che», senegalesi e altre etnie, «preferiscono infilarsi nel tunnel del nuovo mercatino etnico e ghettizzarsi piuttosto che accettare l’invito a posizionare i loro banchetti nei mercati rionali accanto agli altri commercianti. Non ci appartiene il razzismo, non ci spaventa lo straniero, l’intolleranza nei loro confronti nasce dal fatto che non rispettano il Paese che li ospita».
Pasquale Cacciavillani, tecnico informatico originario di Agnone ma residente a Francavilla, comprende e condivide le preoccupazioni del vescovo, ma riflette: «Tanti migranti non vorrebbero vivere qui, ma restano bloccati dalle frontiere chiuse» E sulla nascita del mercatino dei senegalesi: «Devono vivere anche loro, tanto anche prima era un ghetto, sono certe abitudini che la gente non tollera: La vigilanza serale lavora bene e con discrezione». Chi fa dell’accoglienza il suo stile di vita è Mariangela Baldacci, pescarese, mamma di due bimbi, che, in questi giorni ospita in casa Sharon Brett, receptionist inglese di Exeter, nel Devon, conosciuta attraverso circuiti in rete per gli scambi interculturali. «Sono single», spiega Mariangela, «e ospito in casa, dove ci sono due bambini piccoli, tra cui un neonato, una persona che non conosco e di cui devo fidarmi. Noi siamo una comunità accogliente per tradizione. Se deriva razziale c’è, come sostiene il vescovo, non ci appartiene».
(c.co.)