Recuperato carico di opere d’arte rubate

16 Marzo 2016

La polizia blocca a Sulmona un furgone con quadri, cornici e oggetti d’antiquariato rubati in via Arapietra. Due denunciati

PESCARA. Da un momento all'altro sarebbero passate di mano, sparendo per sempre dalla circolazione. Ma la polizia ha fatto saltare l'affare ed è riuscita a intercettare e recuperare, a Sulmona, 62 delle opere d'arte rubate il 21 gennaio nel deposito di via Arapietra dell’attività di antiquariato “Rizziero”. Pezzi di artisti noti, molti abruzzesi, da Palizzi a Michetti, da Trevisani a Cascella, passando per Verdecchia e Jan Veenix, il cui valore complessivo supera un milione di euro (non coperto da assicurazione). Dal furto fino a tre giorni fa la squadra mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, ha scandagliato il mondo dei ricettatori, lavorando in silenzio ed eseguendo una serie di perquisizioni in Abruzzo e in provincia di Roma.

Tre di questi controlli hanno avuto l’esito sperato. Su un furgone bloccato a Sulmona, condotto da M.S., 55 anni, del posto, è stato ritrovato circa l'80 per cento della merce sparita da Pescara, che probabilmente i ricettatori intendevano piazzare e svendere in blocco, per limitare il rischio di più cessioni in momenti diversi e anche per ridurre il tempo necessario a sbarazzarsi di tutto. L'uomo ha cercato di giustificarsi spiegando di aver ricevuto da un napoletano quadri, candelabri, cornici e oggetti vari e di non aver resistito al fascino dell'arte. La seconda ispezione andata a buon fine è avvenuta a casa di un cinquantenne originario della Sicilia ma residente a Sulmona, A.M.: su un computer aveva caricato il catalogo fotografico della preziosa refurtiva, in modo da poter trasportare tutto su una pen drive, senza circolare con le opere vere e proprie, alcune delle quali sono rimaste danneggiate durante il furto. Nella stessa abitazione è stato trovato anche un tabernacolo del 1700 destinato ad accogliere le ostie consacrate, accompagnato da un purificatorio di lino. Questo pezzo non fa parte del bottino portato via da via Arapietra, e vanno individuati vittima e luogo del furto. A Roma, invece, nel cantiere di una casa in costruzione, attiguo a un'abitazione perquisita dalla mobile, è stata trovata una pistola 7.65 rubata l'anno scorso a una guardia giurata. Con l'arma c'era il caricatore, con sei colpi: un elemento significativo, per gli investigatori, che indica la pericolosità dei soggetti implicati nella vicenda, volti già noti alle forze dell'ordine.

Dopo aver denunciato i due sulmonesi per ricettazione la Mobile prosegue le indagini,per capire con esattezza se i due abbiano avuto un ruolo anche nel furto, messo a segno indubbiamente su commissione. Un colpo semplice, realizzato in maniera chirurgica, senza arraffare tutto ma scegliendo solo alcuni articoli da portare via. Per arrivare al locale dal svaligiare i ladri hanno semplicemente rotto un lucchetto e forzato una grata. Poi hanno selezionato le opere da rubare, le hanno caricate su un furgone e sono andati via. Non sono stati disturbati né dal sistema d'allarme, che non c'è, né ripresi dalle telecamere, inesistenti nel magazzino. Ma la videosorveglianza di un'attività vicina ha messo sulla buona strada il personale della Mobile, con Mauro Sablone e Amerino Verì. L'immagine di un furgone bianco, preceduto da un'auto che faceva da staffetta, ha dato il via alle indagini, sviluppate nell'ambiente dei ricettatori, in Abruzzo e fuori. Da accertare anche a chi fosse destinata la refurtiva, che probabilmente sarebbe stata svenduta, rispetto al prezzo di mercato, e che fine abbiano fatto i pezzi non ancora recuperati, tra cui due mobili antichi del valore di centomila euro l'uno.

Per il momento c’è la soddisfazione per aver messo le mani su gran parte della refurtiva. Una sensazione molto simile a quella provata nel 2000, quando la polizia ha recuperato la corona rubata alla statua della Madonna dei Sette Dolori.

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