«Recupero abitativo La legge resta valida»

8 Ottobre 2017

L’assessore Di Matteo: «Chiariremo le censure del governo sulla norma» Attesi 500mila euro di entrate nel 2017 per gli oneri di urbanizzazione

PESCARA. L’impugnativa del governo contro la legge regionale sul recupero per uso residenziale del patrimonio edilizio esistente (locali accessori e seminterrati), non avrà effetti sulla norma già in vigore. Lo assicura l’assessore regionale Donato Di Matteo, spiegando che «della legge regionale 40 non è stato impugnato l’impianto, ma solo il comma 4 dell’articolo 4 e gli articoli 5 e 7». Nei prossimi giorni la Regione si costituirà «portando le proprie ragioni» sui tre articoli impugnati, «con disponibilità al recepimento e precisazioni delle argomentazioni sollevate». Dunque la legge resta vigente e può essere applicata, conferma Di Matteo. «Sulle disposizioni impugnate seguiranno soltanto delle disposizioni applicative». Quindi l’impugnativa potrà essere superata con alcune precisazioni e con la sola cancellazione dell’articolo 7 (Applicazione del Piano demaniale marittimo sule aree della Riserva naturale Pineta Dannunziana) che, peraltro, non faceva parte del testo originario della legge.
Ma cosa dice la norma? La 40/2017, approvata in giunta e poi in Consiglio regionale, permette ai proprietari di immobili di trasformare, a fini residenziali, vani e locali accessori e seminterrati già esistenti, non abusivi e serviti da opere di urbanizzazione privata (la norma non vale per immobili costruiti dopo l’entrata in vigore della legge).
La Regione ha stimato in circa 10mila le domande per il primo anno di applicazione con un incasso per oneri di urbanizzazione pari a 500mila euro (già iscritti nel bilancio preventivo del 2017). Entrate che saranno girate ai Comuni per la realizzazione di opere di urbanizzazione. E che sembrano ampiamente sottostimate, visto che la legge regionale sul recupero dei sottotetti ha già incassato 11 milioni di euro.
Ma veniamo ai rilievi del governo, condivisi e sollecitati da M5s e ambientalisti. C’è innanzitutto l’articolo 4 comma 4 che stabilisce che “è ammessa variazione anche in deroga ai limiti e prescrizioni edilizie di strumenti urbanistici ed edilizi comunali vigenti…”. La disposizione secondo il Governo presenta profili di illegittimità costituzionale, perché determina una elusione dell’obbligo di sottoporre a Valutazione ambientale strategica (Vas) la modifica dei piani o programmi potenzialmente oggetto di Vas. Ma, spiega l’architetto Bruno Celupica, dirigente del Servizio Governo del Territorio della Regione, «nello stesso articolo è detto chiaramente che gli interventi devono rispettare, oltre a tutte le altre norme, antisismiche, di sicurezza e antincendio, anche quelle riferite alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema».
Impugnato anche l’articolo 5 che rinvia ai Comuni l’individuazione delle aree sulle quali non possono avvenire le variazioni di destinazione d’uso per motivi di carattere ambientale (aree soggette a vincoli alluvionali, sismici, geologici e idrogeologici), storico o urbanistico. «Il governo dice che deve essere la Regione a farlo», spiega Celupica, «ma noi diremo al governo che quegli atti li abbiamo già fatti e sono già in vigore». Infine c’è la censura all’articolo 7 (rapporto del Piano demaniale marittimo col Piano naturalistico della Pineta Dannunziana), che sarà recepita integralmente e l’articolo cancellato. «Ribadiamo», conclude l’assessore Di Matteo «che il provvedimento legislativo ha tutti i requisiti per dare la possibilità alle famiglie di adeguare la propria abitazione, trasformando i locali accessori in residenziali. Un’opportunità enorme per le amministrazioni comunali e per i privati cittadini che possono utilizzare correttamente tali spazi abitativi. La normativa non determina sanatoria», insiste Di Matteo, «ma permette di trasformare locali di servizio in abitabili ed evitare ulteriore consumo del suolo. Le strutture potranno essere recuperate come aree per attività artigianali, commerciali o destinate al settore turistico oltre all’uso abitativo. I proventi, dati dai recuperi abitativi, sono destinati ad opere di urbanizzazione dei comuni che hanno difficoltà ad avere al proprio interno spazi verdi, parcheggi e servizi per la collettività».