«Recupero degli edifici privati da oggi iter più chiaro e veloce»

25 Maggio 2020

Il commissario Giovanni Legnini firma l’Ordinanza 100 per il post sisma 2016-17 e annuncia: «I professionisti diventano “incaricati di pubblico servizio”. Un testo unico per la semplificazione»

PESCARA. Chiarezza, comprensibilità, velocità d’azione. Su questi tre punti si articola, e va in vigore da oggi, l’Ordinanza numero 100 firmata dal Commissario alla ricostruzione post sisma del Centro Italia Giovanni Legnini. Obiettivo: semplificare le procedure per il recupero degli edifici privati danneggiati dai terremoti del 2016-2017 nelle quattro regioni del centro Italia: Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio (sul sito www.sisma2016.gov.it si possono trovare i testi, la relazione illustrativa, le schede sintetiche, gli strumenti operativi, le guide a uso dei tecnici per il calcolo del contributo e la presentazione delle domande). In una lettera indirizzata a tutti gli attori della ricostruzione, dai tecnici ai cittadini, Legnini indica come intento quello di «fornire ai privati cittadini e alle imprese strumenti di informazione su un nuovo assetto di regole improntato alla chiarezza e alla comprensibilità. Si tratta di un passo importante verso un’estesa e responsabile partecipazione e condivisione della “comunità della ricostruzione”», scrive Legnini, «che deve crescere e svilupparsi per far sì che il processo di rinascita dei territori colpiti dal sisma possa finalmente decollare e procedere con un ritmo spedito». Nelle prossime settimane una nuova ordinanza definirà meglio i rapporti con le professioni tecniche, mentre proseguirà il lavoro con la messa a punto delle linee guida sui Programmi straordinari di ricostruzione, con procedure meno complesse per la ricostruzione delle chiese. Per arrivare entro l'estate all'adozione di un Testo unico sulla ricostruzione privata.
Commissario Giovanni Legnini che importanza ha questo provvedimento nell’ambito della ricostruzione del cratere del Centro Italia?
«Con questa ordinanza si imprime una forte semplificazione della ricostruzione privata, attuando una norma contenuta nel decreto sisma di dicembre ed attingendo a disposizioni più generali in materia di semplificazione delle procedure amministrative».
Quali sono le novità?
«Il primo principio è che tutto ciò che può essere certificato ed asseverato dai professionisti, viene a loro devoluto, trasferendo potere istruttorio dagli uffici speciali ai professionisti stessi, i quali vengono così qualificati come incaricati di pubblico servizio. Secondo principio: c’è una puntuale definizione dei compiti di ciascuno degli attori, che, oltre ai professionisti, sono i Comuni, gli uffici speciali e le conferenze regionali; terzo principio: tempi certi per la definizione delle procedure, con previsione delle relative conseguenze».
Quali sono i tempi?
«Sono 70 giorni per la definizione della procedura più semplificata, 100 giorni per quella che richiede nulla osta o pareri; 130 giorni se c’è bisogno di una integrazione istruttoria. Si andrà dunque a un abbattimento drastico dei tempi delle procedure, a fronte di un anno, un anno e mezzo, oggi necessario per l’esame di una pratica».
Le risorse per mettere in atto questi interventi sull’edilizia privata ci sono?
«Per la ricostruzione 2016-17 relativa alle quattro regioni, le risorse ammontato a 6 miliardi di euro. Di questi sono stati utilizzati poche centinaia di milioni. Quindi le risorse sono disponibili».
Si può fare una stima del fabbisogno di risorse per una ricostruzione completa dei territori?
«Una stima compiuta non è stata fatta. Purtroppo, a fronte di 80mila edifici censiti come danneggiati in tutto il cratere, le domande per interventi di ricostruzione sono poco più di 12mila, quindi non ci sono ancora tutti i dati disponibili, ma si può ipotizzare che il fabbisogno finale supererà i 15-20 miliardi di euro. Ma questo è un discorso in prospettiva: per i prossimi due o tre anni non avremo problemi».
Ci sono interventi previsti per quei comuni in cui coesistono danni del terremoto del 2009 con quelli del 2016-17?
«Per il doppio cratere, che riguarda solo la nostra regione, si era determinato un groviglio normativo e procedurale, frutto della compresenza di danni dei due terremoti nello stesso edificio, che abbiamo sbloccato in questi giorni, in collaborazione con Fabrizio Curcio e gli uffici speciali dei due crateri. La settimana prossima trasferirò le prime risorse all’ufficio speciale del cratere 2009 per avviare le concessioni del contributo».
Gli attori che dovranno lavorare a questa nuova fase della semplificazione sono pronti, penso in particolare ai Comuni?
«Con i sindaci il confronto è costante, ugualmente con i presidenti delle Regioni e gli uffici speciali. Con i professionisti c’è stato dialogo e larga condivisione, ma poiché siamo consapevoli che abbiamo attribuito loro una responsabilità elevata, abbiamo già avviato e porteremo a compimento le definizione di una nuova ordinanza che definisce meglio i rapporti con i tecnici e le condizioni nelle quali saranno chiamati a esercitarle, dando anche maggiori certezze sui criteri per la determinazione del contributo. Il mio obiettivo, inoltre, è di definire entro l’estate un testo unico della ricostruzione privata, apportando tutte le modifiche necessarie alla disciplina oggi vigente. Si definirà così un quadro normativo stabile, chiaro e comprensibile, che sarà di riferimento per i prossimi dieci anni».
Questo per la ricostruzione privata. E quella pubblica?
«Lì siamo al palo: sono stati finanziati moltissimi progetti, compreso la ricostruzione delle chiese. Su queste ultime stiamo lavorando ad un’ordinanza di forte semplificazione. Sulle opere pubbliche occorre l’intervento del legislatore. Lo chiedono i sindaci, le Regioni, le imprese. Io ho già espresso al governo e al Parlamento questa esigenza, incontrando attenzione e condivisione. Tutti sanno che un intervento di semplificazione è necessario, vi è come è noto un confronto più generale che riguarda i cantieri pubblici nel nostro Paese. Le prossime settimane saranno decisive: questo è il momento in cui produrre un intervento normativo deciso che coniughi massima semplificazione col massimo del controllo di legalità contro infiltrazioni malavitose e corruzione. Con un nuovo equilibrio, possibile, tra le due esigenze».
Come ha impattato la pandemia con l’attività di ricostruzione? Si è temuto che la crisi economica che ha investito l’Italia e le risorse necessarie per affrontarla potessero mettere in secondo piano le necessità dei territori colpiti dal sisma.
«La pandemia ha rallentato tutto. Adesso è urgente ripartire e le due ricostruzioni, quella del 2009 e 2016, possono costituire una leva fondamentale per la ripresa dei territori colpiti dell’Italia centrale e dare un contributo alla ripresa del Paese. Tra l’altro, l’Abruzzo è la regione italiana che più di altre può contribuirvi, essendo l’unica con due crateri e con diverse migliaia di interventi privati e pubblici. Non è azzardato dire che se le procedure saranno messe a punto, si potranno realizzare ogni anno solo in Abruzzo da uno a due miliardi di euro di investimenti nei prossimi anni».
Dunque le risorse ci sono, ma ci sono anche per l’altra ricostruzione, quella dell’Aquila? C’è chi lo ha messo in dubbio.
«Qualche giorno fa vi è stata una polemica sul punto. Voglio ricordare i dati perché, pur non appartenendo alla mia attuale competenza, per il sisma 2009 esercitai quale componente del Governo la delega seppur per un breve periodo. Con il governo Letta stanziammo prima un miliardo e 200 milioni, e poi 5,1 miliardi con il governo Renzi e le risorse utilizzate in questi anni sono quelle. Rimane da spendere per la ricostruzione dell’Aquila più di un miliardo di euro di quelle risorse. Il tema si porrà più in là, tra un anno o più avanti, ma oggi le risorse ci sono. Non serve alimentare polemiche sul punto ma solo lavorare per il futuro, come si è fatto nel passato».
Lei viaggia molto nei territori dell’Italia centrale colpiti dal sisma. Che tipo di atmosfera percepisce? Quali aspettative? Quali frustrazioni?
«Che si sia accumulato un certo ritardo nell’avvio del processo di ricostruzione è indiscutibile. Ma, adesso, proprio la doppia emergenza del terremoto e del Covid-19 sta suscitando nuova consapevolezza nei sindaci, ma anche nel mondo delle professioni, delle imprese e anche nella società: ricostruire bene e velocemente questi territori è possibile, ma è necessario anche promuovere un nuovo modello di sviluppo e di rinascita, in particolare dei comuni dell’interno più fragili. Questa è la domanda più forte: ricostruiamo, ma costruiamo anche una prospettiva economica e sociale».
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