Reddito di cittadinanza, caccia ai furbetti

31 Marzo 2022

Controlli a tappeto delle Fiamme gialle. Nei guai un 25enne che percepiva 1.300 euro da un anno senza averne diritto

PESCARA. Da quasi un anno intasca regolarmente il reddito di cittadinanza: 1.300 euro al mese che consentono al 25enne di vivere dignitosamente, pur essendo disoccupato, e anche di dare un aiutino alla famiglia, con cui vive: padre, madre, compagna, fratello e sorella. Ora, però, la Guardia di finanza ha scoperto che questo sussidio proprio non gli spetta perché il padre e la madre del giovane sono uno agli arresti domiciliari e l’altra è sottoposta all’obbligo di dimora, avendo commesso reati che vanno dal furto in abitazione all’indebito utilizzo delle carte di credito. Una condizione che il giovane ha omesso di dichiarare, quando ha presentato la domanda, perché altrimenti non avrebbe mai ricevuto il reddito di cittadinanza (vanno indicati condanne o misure cautelari, il patrimonio mobiliare e immobiliare e la numerosità del nucleo familiare, che fa lievitare l’importo dell’assegno).
Dopo i controlli delle Fiamme gialle, per il 25enne la pacchia è finita, perché l’erogazione dell’assegno è stata bloccata e prima o poi dovrà restituire quanto ricevuto. I finanzieri, coordinati dal comandante provinciale Antonio Caputo, hanno anche chiesto il sequestro preventivo delle somme intascate dal 25enne in conseguenza del reato che gli viene contestato.
È un altro tassello che si aggiunge all’operazione “Parassita”, avviata ormai da tempo dalla Finanza per scovare chi aggira le previsioni di legge pur di ottenere il reddito di cittadinanza. I controlli sono continui, per lo più sulla base di segnalazioni, e quindi mirati: negli ultimi sei mesi gli accertamenti hanno riguardato 90 persone, metà delle quali sono risultate irregolari, il che ha permesso di recuperare mezzo milione di euro. Una percentuale consistente di chi ha aggirato la legge è rappresentata da extracomunitari, e si tratta del 55%, mentre il 45% appartiene a nuclei familiari italiani (di cui un 25% è costituito da famiglie di etnia rom).
Il truffatore 25enne incappato nei controlli della Finanza è stato denunciato a piede libero per aver reso dichiarazioni che attestano cose non vere e aver omesso informazioni dovute per ricevere l’indennizzo. È solo uno degli escamotage ricorrenti a cui fa ricorso chi intende barare. Altre dichiarazioni false sono state accertate, nel tempo, su più fronti. C’è di chi lavora in nero e dichiara redditi molto bassi non rispondenti al vero, e ci sono anche nullatenenti che si spostano in Porsche, oltre a stranieri che segnalano indirizzi di residenza inventati, e nuclei familiari in cui spuntano figli e coniugi inesistenti. E poi, come nell’ultimo caso accertato, c’è chi nasconde il casellario giudiziario dei genitori a carico. «Espedienti variopinti», come vengono definiti dai finanzieri che, in molti casi, danno il via agli approfondimenti proprio dopo aver rilevato la presenza di «indicatori di rischio». I controlli partono sulle banche dati per poi passare attraverso indagini e riscontri sulla eventuale commissione di reati da parte dei percettori del reddito di cittadinanza. Parassiti, come li definisce la Finanza, che usurpano i fondi destinati dallo Stato per contrastare la povertà e sostenere le famiglie più deboli, ora alle prese anche con caro-prezzi e inflazione.